30 -May -2020 - 21:33

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Il questionario di Holden: Elany Blackwood (Valentina Cavallese)

Nome e cognome: Elany Blackwood (Peudonimo di Valentina Cavallese)
Città: Venezia
Autrice di: Hybrid. L'altra me

100 battute per dire lei chi è.
Studentessa ventenne con la sindrome di Peter Pan e tanti sogni in un cassetto sempre aperto.

Scrittore per passione, professione nella vita?
Per passione, prima di tutto, ma credo che esercitare la propria passione a tempo pieno sia il massimo livello di realizzazione a cui una persona può ambire.

Quali sono le passioni della sua vita oltre alla scrittura?
Adoro passare il tempo ascoltando musica, anche facendo semplicemente niente. Leggo, guardo qualche film. Si può dire che mi considero avventuriera solamente nella mia immaginazione.

Quali tematiche affronta con la sua scrittura?
Più che tematiche vere e proprie, affronto me stessa, mi aiuto a pensare. Mi interessa tutto ciò che riguarda l'animo umano, psicologicamente parlando, senza pregiudizi. Violenza, odio, passioni, egoismo, amore e felicità. Ci sarà sempre un mio pensiero nascosto tra le righe, una mia opinione, ben celato tra tanti altri per non suggerire nessuna sensazione di correttezza o erroneità. Con la mia scrittura voglio dar voce ai punti di vista.

Un buon motivo per leggere il suo libro?
Estraniarsi per qualche ora dalla propria mente, poter immaginare di essere qualcosa di diverso. Ho cominciato a scrivere Hybrid perché avevo voglia di sperimentare uno stile di scrittura differente dal mio solito, per me è stato un piacevole passatempo ed esercizio, e sono quindi perfettamente conscia dello stereotipo che la mia storia può rappresentare. Inutile dire che la figura del vampiro mi affascina incredibilmente: una creatura capace di sfruttare il massimo delle potenzialità umane, e di stimolare la fantasia del lettore con la domanda “sei sicuro di volere l'immortalità?”. Ma ancora di più, una creatura che non riesce più a provare la paura. Cosa può diventare un essere umano senza paura?

Se potesse fuggire su un’isola deserta…
Probabilmente comincerei ad apprezzare tutto ciò che la modernità ci offre e che noi diamo per scontato. Oppure, al contrario, mi affezionerei talmente tanto al silenzio della natura da non voler più tornare a casa. In ogni caso mi munirei di caffè, cioccolata, e un cane. Il mio, possibilmente. Dormirei fino a tardi, leggerei in spiaggia per ore e ore, per poi fare lunghe passeggiate cantando a squarciagola. Tanto non mi sente nessuno. 

Il suo modello d’ispirazione…
Non ho un vero e proprio modello d'ispirazione, mi piace curiosare un po' ovunque. Ho cominciato a leggere con autrici come Stephanie Meyer, Cassandra Clare e Richelle Mead. Sempre più rapita da questi mondi ho intrapreso un viaggio al contrario, approdando in Bram Stoker, per poi lasciarmi definitivamente assorbire dal mondo del Fantasy e della letteratura in generale. Se dovessi scegliere un modello d'ispirazione, tuttavia, un pezzo di cuore lo riserverò per sempre a Philp Pullman.

Consigli di lettura...
La trilogia Queste oscure materie, di Philip Pullman appunto, di cui conoscerete sicuramente La bussola d'oro. Pullman non parla esclusivamente a un bambino, a un adulto, o a una religione, a una persona razionale o fantasiosa. Parla a tutti, indistintamente. Nelle sue storie puoi cogliere ciò che la tua mente è disposta o pronta a cogliere. Alla fine di questa lettura, per quanto composti vi riteniate, vi guarderete attorno sperando di intravedere il vostro daimon.

Si faccia una domanda che vorrebbe le fosse stata posta e si dia una risposta.
Crede che per diventare scrittori sia necessario intraprendere una strada specifica, un determinato corso di studi?
Scelgo questa domanda perché nonostante io abbia dichiarato con una certa sicurezza di voler fare la scrittrice, la mia carriera scolastica è stata piuttosto bizzarra; da un istituto tecnico di moda sono passata alle culture e alle filosofie orientali, in particolare alla lingua cinese. Devo dire che la mia è una passione recente, è stata quasi una rivelazione improvvisa. Un giorno ti svegli e sai cosa vuoi fare e cosa vuoi essere, a volte succede; prendi le tue insoddisfazioni e i tuoi momenti di felicità e ne valuti la sorgente. La risposta quindi è: no. Mi piace considerare la cultura come una serratura, e la volontà personale di scoprire il mondo come una chiave. Lo scrittore è colui che impugna quella chiave, credo quindi che si tratti fondamentalmente di uno stato interiore.