25 -February -2020 - 00:14

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Il questionario di Holden: Anna Paola Sanna

Nome e cognome: Anna Paola Sanna
Città: Velletri (Roma)
Autrice di: La botte di Floreana

100 battute per dire lei chi è.
Rispondo con le parole di Simone de Beauvoir: “Poiché non scorgevo in tutta la terra alcun posto che mi convenisse, decisi allegramente che non mi sarei fermata in nessun posto. Mi votai all’inquietudine”. (da Memorie di una ragazza perbene)
Credo di essere anch’io, come la de Beauvoir, una persona poco incline alla staticità.

Scrittore per passione, professione nella vita?
Ho insegnato per molti anni Letteratura italiana e Storia in vari istituti superiori. Per quello che mi ricordo, ho sempre letto e scritto molto, fino da quando avevo cinque anni.

Quali sono le passioni della sua vita oltre alla scrittura?
La grande passione della mia vita è viaggiare. Da piccola viaggiavo con la mia famiglia. Da ragazza appartenevo alla “generazione interrail”: treni, sacchi a pelo e ostelli per tutta l’Europa, vacanze studio a Parigi e a Londra. Poi ho cominciato a sconfinare in altri continenti, e allora le partenze per l’India, il Nepal, l’Indonesia, e poi le Americhe, del Centro-Sud, dal Messico alla Terra del Fuoco, e per gli Stati Uniti, più volte visitati. C’è stato un lungo viaggio in Australia. Alcune puntate in Africa. Tutti viaggi non organizzati, fatti per lo più utilizzando i mezzi pubblici locali, con repentini cambi di programma e sempre molti imprevisti. Viaggi da cui ritornavo stremata fisicamente, ma con un bagaglio enorme di suggestioni, emozioni e conoscenze che nessun libro mi avrebbe potuto dare. Ma questa mia passione fondamentale si è sempre legata strettamente alle altre: alla scrittura, perché i taccuini di viaggio sono stati i miei insostituibili compagni di strada per tutta la vita; alla fotografia, che per me è un diverso modo di scrivere (letteralmente: con la luce), al cinema, di cui sono assidua frequentatrice, e che a volte ha ispirato certi miei itinerari di viaggio. 

Quali tematiche affronta con la sua scrittura?
Mi interessa, quando scrivo, cogliere certi mutamenti. Mi appassionano le epoche storiche di transizione, gli eventi cruciali che segnano determinati passaggi. Nelle storie dei personaggi mi piace catturare i momenti di crisi che preludono alle grandi svolte della vita. Spesso i miei personaggi sono colti sul punto di progettare o attuare una fuga. A volte sono dei matti di belle speranze, a volte persone normali che, trascinate dal vorticoso evolvere della Storia, si trovano a prendere decisioni più grandi di loro. I viaggi, certo, sono sempre molto presenti nelle mie storie. 

Un buon motivo per leggere il suo libro?
Il libro La botte di Floreana è nato per un gioco. Leggendo un romanzo famoso di Italo Calvino, Il Barone Rampante, mi aveva incuriosito il personaggio di Viola, che in realtà compare solo all’inizio del romanzo e in alcuni capitoli centrali. Viola vi è descritta da piccola come una bimba capricciosa e viziata, da adulta come giovane donna imprevedibile e civetta. E però si dice anche: che a dieci anni scappava dal suo giardino per fare da capobanda ai monelli del villaggio; che in seguito era diventata donna colta, libera e viaggiatrice; che aveva partecipato alla Rivoluzione Francese e poi si era trasferita in India, a Calcutta. Il gioco è stato quello di immaginarla con la penna in mano a raccontare la propria storia in prima persona. E devo dire che Viola non mi ha deluso: non appena l’ho lasciata parlare, ha preso subito vita, rivelandosi personaggio originale, spirito libero e donna d’ingegno. L’epoca che attraversava pareva fatta apposta per attirarmi: la seconda metà del Settecento, cioè l’età delle rivoluzioni, dei grandi viaggi, della contemporaneità allo stato nascente. Infatti tra amori, viaggi e rivoluzioni, Viola ha galoppato a briglia sciolta dall’inizio alla fine del romanzo, muovendosi inquieta e curiosa, in totale autonomia. L’ho proprio vista camminare per le città, cavalcare per boschi e radure e navigare per gli oceani; e l’ho sentita commentare, ridere, infuriarsi e piangere… L’ho lasciata fare, tanto mi era (e mi è) cara. E spero molto che tale diventi pure per chi vorrà incontrarla, leggendo il mio romanzo. 

Se potesse fuggire su un’isola deserta…
Sarebbe un’isola del Pacifico meridionale, nella Patagonia cilena, una di quelle isole abitate solo da pinguini, pellicani e lobos de mar. Mi fermerei due giorni a respirare il vento freddo del Pacifico… e poi ripartirei verso un’altra isola o un altro continente. Già l’ho fatto oltretutto, e lo rifarei. Che libri avrei con me? Le avventure di Gordon Pym di E. A. Poe e Moby Dick di Melville (traduzione di Cesare Pavese).

Il suo modello d’ispirazione…
Non ho modelli d’ispirazione, ho solo compagni di viaggio.

Consigli di lettura…
Più che consigli, posso parlare delle letture che soprattutto mi hanno accompagnato e formato. Lettrice curiosa e onnivora, ho spaziato molto tra i generi e gli autori, innamorandomi un po’ volubilmente di questo o quello. Spesso se mi prendevo una cotta letteraria volevo leggere tutte le opere dello stesso autore. Così mi è successo per i libri di Anna Maria Ortese, per quelli di Elsa Morante e di Natalia Ginzburg. Tra gli autori italiani, oltre ai più famosi, come Calvino, Pavese e gli altri già citati, voglio ricordare una scrittrice ingiustamente dimenticata e che ho molto amato: Anna Banti, di cui ho più volte letto il bellissimo Artemisia. Ma devo dire che la letteratura americana è stata per me altrettanto presente e importante fin da bambina. Certi libri di Mark Twain li leggevo già a otto anni. To kill a mocking bird (Il buio oltre la siepe) di Harper Lee l’ho letto la prima volta a tredici anni. Hemingway nell’adolescenza. Moby Dick e i racconti di Edgar Allan Poe più o meno nello stesso periodo. E poi ho continuato: Salinger, Fante, De Lillo, Flannery ‘O Connor, Truman Capote, Patricia Highsmith e molti altri. Che consigli potrei dare? Uno solo: leggete tutto quello che riesce a farvi viaggiare anche rimanendo seduti in poltrona. 

Si faccia una domanda che vorrebbe le fosse stata posta e si dia una risposta.
Mi domando: Quale destinazione mi spingerebbe di nuovo a partire per uno di quei viaggi in cui ci si lascia tutto alle spalle?
Mi rispondo: la Panamericana, in corriera, costeggiando il Pacifico, nel tratto che scende dal Perù al Cile. Procederei fino a Queillon, isola di Chiloé, dove la Panamericana finisce. Lì mi imbarcherei per i mari estremi pieni di isole e di fiordi della Patagonia cilena, fino a Capo Horn. E poi, doppiato il Capo, scenderei ancora fino all’Antartide. Oddio che voglia di partire.