25 -February -2020 - 00:49

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Il questionario di Holden: Susanna Agostinelli

Nome e cognome: Susanna Agostinelli
Città: Livorno
Autrice di: 1018. Sonata per noi due soli

100 battute per dire lei chi è.
Forse come Cyrano de Bergerac: “Che in vita sua fu tutto e non fu niente”.

Scrittrice per passione, professione nella vita?
Al momento per passione, poi in futuro chissà… devo ammettere che le opportunità e le strade che mi si sono aperte davanti dopo la laurea (in chimica e tecnologie farmaceutiche) non hanno acceso in me quella scintilla che porta a una vera e propria passione per il proprio lavoro. Al contrario scrivere per me è ogni volta un’esperienza unica, quasi onirica, che mi porta a vivere quotidianamente a contatto con i miei personaggi, a conoscerli e scoprirli un poco alla volta, giorno per giorno - come del resto accade nella vita reale - e a tuffarmi un po’ nel loro mondo, nei loro scenari di vita, a gioire e disperarmi con loro, talvolta ad amarli oppure giudicarli con durezza.

Quali sono le passioni della sua vita oltre alla scrittura?
Indubbiamente la mia famiglia - mio marito e i nostri due figli. Sono ancora piccoli ed è meraviglioso poter seguire ogni loro progresso, ogni loro scoperta piccola o grande che sia.
Nel poco tempo che mi rimane tra gli impegni familiari, lavorativi e “letterari”, ascolto musica, soprattutto classica e suono il pianoforte. Tanto Bach…
Inoltre dopo la seconda gravidanza per rimettermi un po’ in forma mi sono dedicata al podismo amatoriale, partecipando a gare provinciali e arrivando a terminare due mezze maratone (21 km).

Quali tematiche affronta con la sua scrittura?
Prediligo raccontare storie in cui i protagonisti, assorbiti da una quotidianità apparentemente normale e irreprensibile, nel corso della loro vita “si perdono” trovandosi a dover o voler imboccare una via pericolosa che fa emergere il loro lato oscuro. Mi piace seguire una sorta di filo del male che ho già affrontato dei miei due romanzi (quello uscito con la Giovane Holden Edizioni, l’altro ultimato nel 2011 e ancora inedito) e che vorrei portare a compimento con il mio terzo libro, arrivando così a concludere una sorta di “Trilogia del Male”, in cui si narrano appunto tre storie diciamo pure “maledette”.

Un buon motivo per leggere il libro?
1018. Sonata per noi due soli è un romanzo un po’ al di fuori dei soliti schemi, in cui si ritrova, come già accennato prima, il leitmotiv del male in diversi suoi aspetti e sviluppi, raccontato con una particolare cura per la forma e le scelte lessicali, con lo scopo di rendere la lettura non solo un mero scorrere di eventi e personaggi, ma un vero e proprio godimento uditivo paragonabile a quello prodotto dall’ascolto di un brano musicale. Per questo ho introdotto nelle pagine finali del libro una playlist dei brani citati nel romanzo, da utilizzare eventualmente come sottofondo sonoro alla lettura.
Inoltre posso dire che nei sette mesi impiegati per scriverlo mi sono lasciata trasportare in prima persona negli affascinanti scenari in cui si svolge la vicenda, mi sono trovata a respirare la stessa aria dei miei personaggi talvolta trasformandomi da colei che li stava creando a una vera e propria spettatrice presente a fianco a loro sulla scena. Ricordo ancora quel giorno di novembre in cui ho concluso la stesura definitiva. Ho provato un senso di vuoto, avrei voluto prolungare per un altro po’ di tempo quel periodo trascorso letteralmente dentro a questa storia. È quel coinvolgimento emotivo, quasi viscerale, che spero di trasmettere in chi avrà modo di leggere questo libro.

Se potesse fuggire su un’isola deserta…
…che bello! Ma tornerei presto. Mi mancherebbe troppo la mia vita qui con i miei figli.

Il suo modello d’ispirazione…
Cerco di non averne. Sono tanti gli scrittori a cui vorrei ispirarmi, ma cerco di mantenermi su uno stile il più possibile personale, per quanto si possa essere immuni da contaminazioni in questo mondo in cui gli stimoli provengono da infinite differenti direzioni.

Consigli di lettura…
Un libro di Tabucchi scelto a caso; quelli che ho letto mi sono piaciuti tutti. Oppure la Trilogia delle Metamorfosi di Camilleri. E perché no? Post Office di Bukowski…

Si faccia una domanda che vorrebbe le fosse stata posta e si dia una risposta.
Perché scrivo?
Ho iniziato a scrivere nel 1991 come fanno tante preadolescenti su quei diari segreti protetti da un piccolo lucchetto e una chiave uguale ad altre mille, della quale i genitori con molta probabilità hanno una copia, raccontandoci amicizie e rotture, baci proibiti e voti scolastici, riappacificazioni e feste estive… e da quel momento non ho più smesso. Adesso mi piace raccontare storie per provare e cercare di ritrasmettere fedelmente in chi legge le emozioni che mi animano, mi scuotono e mi rendono viva ogni giorno.