25 -February -2020 - 00:06

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Il questionario di Holden: Noemi Urso

Nome e cognome: Noemi Urso
Città: Viareggio
Autore di: Vuoto a perdere

100 battute per dire lei chi è.
Non è facile, sono cose a cui non mi piace pensare perché non mi piacciono le etichette. Riuscire a definire chi sono, oltretutto in queste poche battute, è un'impresa in cui non riesco ad imbarcarmi. La cosa migliore che mi viene in mente è “Sono Noemi”.

Scrittore per passione, professione nella vita?
Collaboro con una casa editrice, un’agenzia di organizzazione concerti e due blog per i quali scrivo articoli e revisiono testi.

 

Quali sono le passioni della sua vita oltre alla scrittura?
Sono una lettrice vorace, un’appassionata di cinema e un’ascoltatrice compulsiva di musica. In generale mi piace tutto quello che racconta storie ed esprime cose

Quali tematiche affronta con la sua scrittura?
Per adesso mi sono concentrata principalmente su storie vere, o quantomeno realistiche, di giovani che vivono esperienze normali per la loro età, ma in maniera poco ortodossa o conflittuale.

Un buon motivo per leggere il libro?
È un libro all’apparenza leggero, che scorre rapido, ma ha più livelli di lettura e può piacere sia a un pubblico più giovane che a lettori trentenni e oltre. Ogni tanto fa ridere ma alla fine c’è anche una specie di morale e voglio credere che ci sia un intero livello più profondo che mette in luce uno stato di disagio presente nei giovani, che non sempre smette di esistere quando diventano meno giovani.

Se potesse fuggire su un’isola deserta…
Sarei felicissima, in effetti progetto di farlo molto spesso e poi non lo faccio mai. Per me essere in un posto tranquillo e silenzioso, da sola, sarebbe l’ideale della vita. Certo se ci fosse anche un computer e una connessione ad internet starei ancora meglio. 

Il suo modello d’ispirazione…
La realtà, più che altro. Mi sono resa conto che sono brava a empatizzare con le persone e buttare giù quello che provano, o esprimere in maniera gradevole quello che succede loro. Non mi è facile lavorare di fantasia, preferisco avere in mente una storia vera o ispirata a qualche fatto reale, ricostruirla nella mia testa e descrivere nei dettagli quello che è successo o che passa nella testa dei personaggi mentre succedono gli avvenimenti. 

Consigli di lettura…
Sul momento mi viene in mente Bukowski, così tutti pensano che sia un’alcolista o un’aspirante tale, quando invece chi conosce Bukowski un attimo più a fondo sa che l’immagine dello scrittore alla macchina da scrivere con la bottiglia di vino era quella che lui voleva dare di sé, ma non corrispondeva alla realtà perché lui mai scriveva da ubriaco. Altri scrittori come Irvine Welsh incarnano lo scrittore che ha vissuto degli eccessi prima di cominciare a dare sfogo ai suoi impulsi nella scrittura invece che nell’autodistruzione; sono dinamiche che mi affascinano, e dopotutto senza conflitto non ci può essere buona arte e quindi nemmeno buona scrittura.