25 -February -2020 - 00:10

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Il questionario di Holden: Matteo Calzolaio

Nome e cognome: Matteo Calzolaio
Città: Bologna
Autore di: Nous

100 battute per dire lei chi è.
Dire chi sono è piuttosto complicato, dato che sono ancora molto giovane per poter descrivere la mia persona. Sicuramente chi sono è dettato soprattutto dall’esterno, da chi mi circonda: amici, familiari, persone conosciute e poi scappate. Mi piace vedermi come un marinaio, viaggio con la testa per i mari cittadini e amo scrivere. Amo scrivere perché soltanto così riesco a puntualizzare il mio pensiero, a esprimermi senza sentire il giudizio discorsivo. Parlo poco, scrivo quel tanto che basta per sentirmi meglio. Quindi sì, scrivo per me, sperando che ciò che narro possa servire anche a un qualcuno diverso dal sottoscritto.

Scrittore per passione, professione nella vita?
Indubbiamente scrittore per passione, anche se il mio unico sogno nella vita è poter mangiare scrivendo. Scrivendo qualsiasi cosa, da romanzi a sceneggiature. Ho 22 anni, mi sento ancora immaturo per decidere cosa essere nella vita, ma mi emoziona pensare di riuscire a scrivere lungo tutta la mia esistenza, senza mai fermarmi un secondo, senza avere paura di fallire. La letteratura è un mondo in cui non puoi e non devi avere paura, visto che ti confronti con te stesso, è la tua potenziale forza assoluta. 

Quali sono le passioni della sua vita oltre alla scrittura?
Mi interessano varie cose e settori, ma di certo il cinema è parte integrante della mia formazione. Guardo con grande piacere e passione tutti i tipi di film, cerco di informarmi su ogni regista, sulle avanguardie più disparate. Venero maestri come Pier Paolo Pasolini, François Truffaut, Lars von Trier, David Lynch, David Cronenberg. Non mi sono mai messo alla prova nella scrittura di un testo cinematografico fino allo scorso anno quando, più o meno a febbraio, in concomitanza con la stesura finale di “Nous”, ho provato a immaginare la trama di un film. Dopo mesi di lavoro, assieme al mio amico Leonardo, abbiamo creato “Henry Spencer”, una sorta di medio metraggio incentrato sulla dimensione allucinatoria insita in ogni essere umano. Tuttora siamo indaffarati con le riprese, credo ci vorrà ancora un po’ prima della fine. Detto questo, ciò che amo del cinema è la sua speciale capacità di descrivere il reale in modo surreale, ossia attraverso un’immagine filtrata da una macchina. Come direbbe Dziga Vertov, riguardo il suo capolavoro “L’uomo con la macchina da presa” (1929): “Io sono il cineocchio. Io sono un occhio meccanico. Io sono una macchina che vi mostrerà il mondo come solo una macchina può fare”. Checché se ne dica, la meccanizzazione dell’immagine riprodotta è ciò che può aiutare l’essere umano a distinguere realtà e finzione. Quello che viene ripreso dalla camera non è la realtà reale, ma realtà fittizia. Almeno questo è il mio pensiero. 

Quali tematiche affronta con la sua scrittura?
La mia scrittura si divide in due rami, che tento di unire in qualsiasi mia produzione: da un lato cerco di indagare tutto quello che non mi riguarda direttamente, che è al di fuori del mio essere, in particolare la violenza perversa; dall’altro provo a descrivere, metaforizzando il tutto, i miei stati d’animo, le mie esperienze vissute, la solitudine e la ricerca di sé. Le tematiche poi, in fase di elaborazione, si moltiplicano e quasi diventano intangibili. Divengono idee. Idee di qualsiasi sorta. La violenza, soprattutto, è un qualcosa che mi ha da sempre affascinato; detto in termini più generali, il lato oscuro e più nascosto dell’uomo moderno. Baudelaire e i poeti maledetti, de Sade, così come lo Scapigliato italiano Iginio Ugo Tarchetti, mi hanno fatto avvicinare alla volontà di scandagliare quelle particelle di essenza morbosa e, a volte, tremenda che caratterizza ognuno di noi. Non so se è grave per la mia salute mentale, ma parlare o leggere di violenza (psicologica o pragmatica, procurata auto inferta) è qualcosa che mi affascina in maniera incredibile.

Un buon motivo per leggere il libro in uscita?
Amo scrivere, lo faccio per passione. Voglio raccontare delle storie che portino insegnamenti a chi le legge e le interiorizza. Chi leggerà “Nous” rimarrà con qualcosa, che sia qualcosa di buono o di cattivo, rimarrà comunque con qualcosa di emozionante e tremendo tra le mani. Narro le vicende di un uomo qualsiasi, in una situazione qualsiasi. Quindi narro le vicende di una persona nella quale tutti possono immedesimarsi, le narro senza peli sulla lingua perché credo fortemente che la verità cruda sia l’unica cosa che oggi possa servire sul serio per capirsi e dialogare. Spero basti.

Se potesse fuggire su un’isola deserta…
Non fuggirei mai in un’isola deserta, non riesco a non parlare almeno con qualcuno. A meno che non mi inventassi una storia tra me e me. Parlerei da solo, probabilmente, e mi porterei tutti i libri che ho. Insieme alle sigarette e qualche birra. 

Il suo modello d’ispirazione…
I miei modelli sono due: David Foster Wallace e Pier Paolo Pasolini. Il primo perché adoro la sua infinita capacità ironica e il suo modo sentimentale e allo stesso tempo razionale di donare una storia al lettore. Il secondo perché credo fosse uomo prima che scrittore, un uomo con un’anima quasi irraggiungibile e piena di sofferenza, ma che riusciva ugualmente a far commuovere, pur nella disperazione. 

Consigli di lettura…
Consiglio di leggere “La ragazza dai capelli strani”, raccolta di racconti di Wallace, “Sei personaggi in cerca di autore” di Pirandello, “Petrolio” di Pasolini, “Le città invisibili” di Calvino, “Le notti bianche” di Dostoevskij, “Le 120 giornate di Sodoma” di de Sade, “Il castello” di Kafka.

Si faccia una domanda che vorrebbe le fosse stata posta e si dia una risposta.
Chi le ha passato la passione per la lettura e, quindi, per la scrittura?
Mia nonna, Rosanna, era maestra elementare. Aveva una venerazione particolare per la letteratura, diceva che quest’ultima era la più potente forma d’immaginazione e d’amore. Fin da piccolissimo mi leggeva fiabe e racconti, mi insegnò a entrare nelle storie che ascoltavo e ad amare tutte le vicende, e quindi le vite, delle persone con cui entravo in contatto. Mi insegnò l’amore in generale. Anche oggi la ricordo con grande affetto e ammirazione quasi divina. A farmi innamorare di lettura e scrittura fu una donna coraggiosa, d’altri tempi, altruista e che sacrificava tutta se stessa pur di farmi sorridere. “Nous” è per lei.