24 -February -2020 - 10:25

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Il questionario di Holden: Giulia Colombo

Nome e cognome: Giulia Colombo
Città: Busto Arsizio
Autrice di: Coordinate

100 battute per dire lei chi è.
Molto di quello che sono sta in quello che amo, e lo dico qua sotto.

Scrittore per passione, professione nella vita?
Studio Biologia a Milano e penso di specializzarmi nel ramo fisiologico. Il mio desiderio è di poter studiare il sistema nervoso centrale, perché, sin da quando ero bambina, voglio cercare di capire da dove vengono e come funzionano i pensieri.
Questa è anche la ragione per cui ho cominciato a scrivere: il primo è stato il diario personale che scrivevo verso la fine delle scuole elementari, una sorta di resoconto scritto di quello che raccontavo in casa se mi chiedevano: “Cos’hai fatto oggi?”. È stata un’esperienza breve, perché scrivere ciò che mi andava di ricordare della giornata trascorsa mi è cominciato subito a sembrare noioso: non era abbastanza sforzarsi sulla resa della descrizione, rimaneva uno sforzo da esercizio scolastico. Man mano che crescevo mi rendevo conto che c’era bisogno di mettere in discussione le cose per poterle descrivere e raccontare; nel frattempo studiavo più testi, imparavo più parole, cominciavo a capire la realtà delle parole che usavo e, non so esattamente quando, alle scuole medie, ho cominciato a scrivere poesie. Erano un po’ esercizi di lessico, un po’ di stile, ma parlavo di quello a cui tenevo, delle riflessioni e dei sentimenti che provavo nel vivo. Lentamente ho cominciato a collegare l’esigenza di esprimermi in merito a qualcosa di personale con il bisogno di provare a scriverlo, così ho provato a scrivere racconti, testi di canzoni, storie più lunghe - qualche capitolo di quelle che ora so chiamarsi fanfiction - ma non mi svincolavo mai, in realtà, dalla dimensione riflessiva e lirica della poesia. Quando è arrivata l’età dei segreti, non ho ripreso a scrivere un diario, ma ho cominciato a usare nelle poesie, che scrivevo ormai quasi ogni giorno, i costrutti criptici della sintassi e dei traslati, fino a usare le parole delle lingue diverse che stavo studiando tutte insieme, perché ho iniziato ad associare alle parole il loro significato denso: l’etimologia, il corpo, il suono.
Negli ultimi tempi scrivo poesie e racconti brevi, non più frequentemente come prima e con uno stile diverso, più aperto e calmo, perché spero di concentrare nelle parole il corpo e l’anima del pensiero che indago e del sentimento che provo.

Quali sono le passioni della sua vita oltre alla scrittura?
Mi piace scoprire ciò che non conosco, sia viaggiando che andando a sentire o a vedere persone e cose che non ho mai incontrato prima. È difficile trovare qualcosa che mi annoi del tutto, perché in ogni circostanza c’è qualcosa che mi incuriosisce.
Amo l’arte, la musica, in particolare quella classica, e il cinema, soprattutto quello lirico e riflessivo o di critica. In particolare, ho un debole per l’arte del Novecento, per il Bach di Glenn Gould e per gli ultimi compositori di musica tonale prima del serialismo, per il cinema di Sorrentino e Moretti - ma è sempre difficile scegliere.
Quando ho tempo, provo a disegnare e a dipingere - ad acquerello soprattutto - oppure scatto foto, anche per accompagnare i miei testi con dei lavori visuali che vi si accostino per spiegarli meglio.
Penso, però, che la mia passione più radicata sia quella per la natura, sia per i luoghi che portano i segni della vita che li ha attraversati, che per gli organismi viventi che abitano: adoro gli uccelli, che popolano il cielo con il loro canto, ma anche gli invertebrati che si nascondono in ogni anfratto. 

Quali tematiche affronta con la sua scrittura?
Scrivo di quello che sento di potermi impegnare a dire, per questo, spesso, si tratta di sentimenti o di pensieri intimi sulle cose del mondo. Molte altre volte si tratta di analisi - non ordinate e senza pretesa di completezza - di alcuni fenomeni sociali o politici che mi colpiscono per la loro insignificanza gonfiata di parole o per la loro violenza messa a tacere, verso cui mi sento estranea e critica oppure coinvolta e preoccupata.
C’è una radice comune al voler parlare dei sentimenti e dei fatti: sono ciò di cui, in ultima analisi, viviamo. La mia poesia, quindi, tenta di parlare della forza e della fragilità, della bellezza e dello sconforto che la vita reca con sé. 

Un buon motivo per leggere il libro in uscita?
Perché è un libro pieno d’amore: di amore per il mondo, con le sue meraviglie e le sue ferite profonde; di amore per le persone, anche attraverso le maglie strette dello sdegno e della delusione; di amore per la vita, con le sue promesse non mantenute e la sua accecante bellezza. 

Se potesse fuggire su un’isola deserta…
Vorrei portare con me le persone che amo.
E porterei anche tutti i miei libri, per poterli finalmente leggere tutti e rileggerli o studiarli con tranquillità, e tutte le mie camicie. 

Il suo modello d’ispirazione…
La poesia che mi ha, se così si può dire, cambiato la vita è Un affetto e le vita di Pier Paolo Pasolini, perché in essa mi riconosco tutta, come spirito e come stile.
Oltre a Pasolini, prendo a modello Alda Merini, per il suo uso coraggioso, profetico e cristallino delle parole, e per l’umanità dei suoi sentimenti. Per me sono importanti anche i poeti della parola sonora e profonda come Vittorio Sereni e Umberto Saba, quelli del baratro, dell’ironia e della dolcezza della ragione quali Eugenio Montale e Giacomo Leopardi, e Cesare Pavese, per il suo spirito disperato e carnale.
Tra gli scrittori di prosa mi ha segnato Italo Calvino, per la sua prolifica energia e inarrestabile fantasia razionale.
Tra i non italiani, i miei riferimenti sono Samuel Beckett, per il suo sconfinato amore non corrisposto per il mondo, Fernando Pessoa, per le acrobatiche incisioni della personalità mutevole, Emily Dickinson, per l’acutezza e lo splendore adamantino, Wislawa Szymborska, per il realismo spigoloso e l’ironia, e - tra gli scrittori di prosa - Jerome Salinger, per l’irrequietezza e la magia che mette nel far traboccare la realtà della scrittura, e Cormac Mc Carthy, per il suo stile duro e limpido. 

Consigli di lettura…
Ragazzi di vita di Pasolini, Le occasioni di Montale, La luna i falò di Pavese, Il Cavaliere inesistente di Calvino, Il giovane Holden di Salinger, La strada di Cormac McCarthy, Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello, Finale di partita di Beckett, qua e là dallo Zibaldone di Leopardi, dalle Poesie di Pessoa, della Dickinson e della Szymborska. Per l’intensità con cui è descritto il sentimento dell’amicizia, Danny l’eletto di Chaim Potok e per il lirismo e la tensione dello stile Splendore di Margaret Mazzantini. 

Si faccia una domanda che vorrebbe le fosse stata posta e si dia una risposta.
Perché scrivere?
Penso che ciascuno durante la propria vita si senta esistere quando può pensare, dire o fare ciò che desidera liberamente. Per questo, uno dei tanti modi che l’uomo ha di esprimere la propria libertà - se gode della fortuna di averla - è scrivere, per far esistere, anche soltanto nelle parole, la propria volontà.
Si può scrivere, quindi, per realizzare almeno il germe di un proprio desiderio e per permettere alle persone di riconoscersi tra loro nei desideri o nella libertà.