24 -February -2020 - 08:52

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Il questionario di Holden: Alessandra Fasson

Nome e cognome: Alessandra Fasson
Città: Monselice (Pd)
Autrice di: La villa degli orrori

1-Scrittore per passione, professione nella vita?
Dopo la laurea in psicologia, il mio primo impiego è stato come educatrice presso l'Ulss; attualmente insegno nella scuola primaria. Ho collaborato per alcuni anni con un settimanale diventando giornalista pubblicista. Questa esperienza è stata la porta d'ingresso per provarmi nella scrittura personale.

2-Quali sono le passioni della sua vita oltre alla scrittura?
La lettura mi ha sempre coinvolto, nell'adolescenza ho conosciuto il fascino della letteratura russa: Tostòj, Dostoievskij, Gogol, Bulgakov. Mi interessano inoltre il cinema, il teatro, la storia e l'arte. Poi c'è la passione per il trekking che è diventato alimento del mio pensiero e della fantasia, in quanto mi consente di staccarmi dalla quotidianità.

3-Quali tematiche affronta con la sua scrittura?
Ciò che mi interessa di più è penetrare nell'animo dei personaggi, cogliere le sfumature della personalità, svolgere un lavoro introspettivo. Mi ha sempre incuriosito l'analisi delle personalità con disagio psichico, probabilmente perché portatrici di una visione diversa e particolare della realtà. Mi interessa approfondire la caducità dell'esistenza umana e gli interrogativi che questa condizione di limite genera nell'uomo.

 

4-Un buon motivo per leggere il suo libro?
Addentrarsi in una trama intrigante che mescola la routine quotidiana con le stranezze umane, è proprio questo esplodere della follia nella tranquillità di un piccolo borgo, che costringe tutti a riflettere sulla propria condizione.

5-Se potesse fuggire su un’isola deserta…
Non ci andrei. Temo la solitudine, la presenza di altri rafforza la mia sicurezza, mi fa sentire partecipe del comune destino dell'umanità.

6-Il suo modello d’ispirazione…
La lettura mi ha sempre accompagnato e nel corso degli anni, è stato per me fonte di soddisfazione e appagamento conoscere vari autori, esplorando molteplici sensibilità e culture. Anzitutto mi sono rimasti nell'animo autori come: Dino Buzzati, Leonardo Sciascia, Goffredo Parise, Elsa Morante; Jane Austen, le sorelle Bronte, Marguerite Yourcenar, Gerge Bernanos, oltre ai già citati russi. Autori contemporanei come: McCarty, Carver, Philip Roth.

7-Consigli di lettura…
Difficile scegliere, perché molto dipende anche dagli interessi e dalla motivazione del momento. Proporrei i titoli che seguono.
L'isola di Arturo di Elsa Morante. Storia unica, originale, si narra la complessità della crescita, i sentimenti forti e contraddittori che albergano nell'animo umano oltre l'apparenza. Tutto raccolto dentro il quadro di una natura viva e sgargiante.
Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, per approfondire il tema del trascorrere del tempo che conduce all'ultimo inesorabile incontro. Un'attesa inquietante permea ogni pagina, un grande racconto metaforico sul senso della vita.
Cenere di Grazia Deledda. Personaggi intensi, tratti dalla quotidianità che rimangono impressi nella mente per la loro forza narrativa.
Cavalli selvaggi di Cormac McCarthy. Scrittura coinvolgente ed essenziale, per raccontare il desiderio di libertà del giovane protagonista, la fatica di crescere, l'ingiustizia, e alla fine l'accettazione di un mondo imperfetto.
Anna Karenina di Lev Tostoj. Mirabile storia del femminile, l'autore è capace di riportare la femminilità in tutte le sue sfumature, in ogni palpito, sino ad una lacerante divisione tra l'amore materno e il bisogno di realizzazione.
Delitto e castigo di Fedor Dostoievskij. Quasi un thriller dell'anima, che segue passo dopo passo la mente del giovane, mentre in solitudine architetta un omicidio. Lo accompagna sino in fondo, quando si apre la voragine del senso di colpa con la necessità del riscatto.

8-Si faccia una domanda che vorrebbe le fosse stata posta e si dia una risposta.
“Perché scrivere?” Per creare un mondo immaginario dove è possibile ciò che non accade nella realtà. Per il gusto di giocare con le parole. Per dare senso ai fatti che accadono, attraverso la possibilità di darsi un tempo per l'analisi e l'introspezione. In sostanza per la possibilità di creare quella  che Virginia Woolf ha efficacemente definito: “Una stanza tutta per sé”.