26 -May -2019 - 23:38

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"Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski" di Roberto Alfatti Appetiti

Avvicinarsi a Charles Bukowski senza una confezione da sei sottobraccio è un bel rischio, anche a vent’anni dalla sua morte.
Prima di affrontare la biografia firmata dal giornalista Roberto Alfatti Appetiti “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” (Edizioni Bietti) mi sono soffermato a pensare a questo. L’Autore deve aver provato qualche sensazione prima di buttare giù la prima riga: scrivere su Hank non è certo come farlo su qualunque altro. Ero sicuro che Alfatti Appetiti avesse avuto come la sensazione di avere Bukowski accanto a sé, pronto a storcere la bocca alla prima parola fuori posto, come un vecchio amico scontroso. Quando ho aperto il volume mi sono un po’ compiaciuto nel trovare conferma a questa mia idea: probabilmente significa che il sottoscritto e il saggista hanno colto le medesime sfaccettature di un personaggio complesso come Bukowski.


Alfatti Appetiti affronta quindi le primissime pagine con i piedi di piombo, attento a non perdersi nel “labirinto di racconti, romanzi, poesie, saggi, lettere, interviste, articoli e recensioni” del nostro lontano amico comune. Rapidamente, però, l’Autore dimostra di sapersi districare nella “miniera di dettagli e trappole sparse in ogni pagina” pur credendo che inciampare sia inevitabile. Beh, devo dire (da amante di Bukowski quale sono) che Alfatti Appetiti se l’è cavata bene.
L’Autore ha scelto di tenersi in disparte e dare ampio spazio alle righe di Bukowski, un espediente che l’ha certamente aiutato: lo scrittore natio di Andernach, d’altronde, arrivava sempre dritto al succo con una semplicità che l’ha reso unico. Grazie a questo espediente Alfatti Appetiti si è trovato nella posizione favorevole del cronista di mestiere: lucido e attento. In dieci capitoli e nove macro-punti riesce a disegnare quello che è stato Bukowski come uomo e come scrittore. L’impressione è che niente di quanto riportato nell’immensa opera di Hank sia stato dimenticato.
Dall’infanzia all’ombra del padre alla giovinezza tra bar malfamati e camere a buon mercato, dalla vocazione di factotum e scansafatiche all’amore-odio per le donne, dai rapporti con i beatnik alle provocatorie simpatie per il nazismo, passando per il suo smisurato amore per John Fante e la musica classica, sino alla consacrazione definitiva con lo strepitoso successo in Europa e ai suoi ultimi anni nella borghese villetta di San Pedro con il vero amore Linda Lee e i suoi gatti. C’è tutto Bukowski che mentre viveva la vita vera, la sua “odissea americana”, riversava compulsivamente tutto sul foglio, lasciando all’inseparabile John Martin una quantità incalcolabile di parole che ancora arrivano a noi, nuove come allora.
Alfatti Appetiti è riuscito a raccogliere i giusti stralci dall’immensa opera bukowskiana: un lavoro certosino e certo faticoso, se si pensa che tra i riferimenti bibliografici ci sono anche opere postume recentissime.
“Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” è quindi occasione per i fan di Hank “il Grande” di rivivere in un sol sorso tutto quello che ci ha raccontato, mentre per quelli che non conoscono a fondo Bukowski può certamente essere una guida, uno spunto per avvicinarcisi.
 
"Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski" di Roberto Alfatti Appetiti, Bietti Edizioni, 336 pagine