21 -May -2018 - 10:35

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"La quiete e la tempesta" di Simone Raffaelli

"Per essere chiamate poesia le parole debbono essere incatenate insieme dal ritmo e dalla scansione ma al tempo stesso richiedono pause improvvise, troncature, sospensioni; le frasi poetiche, legate tra loro come i ritornelli delle canzoni, sono continuamente interrotte per l'esigenza di consentire a chi legge le soste necessarie per percepire - e gustare - le emozioni e le sensazioni che le pieghe dei versi contengono e custodiscono, che altrimenti resterebbero celate nella foga della lettura. Le parole di Simone Raffaelli sono piene di anfratti, di rifugi per la riflessione, di nascondigli ricchi di tesori poetici: ne è un esempio la reiterazione di una stessa parola o di una frase, usata con dolce scaltrezza per comunicare un'immagine e al tempo stesso imprimerla e consolidarne la robusta presenza nella narrazione lirica (in cima al vecchio molo, proprio in cima). Stupisce e ammalia, in questi versi in cui non è raro scorgere qualche accenno di rima ben intessuta nel contesto o qualche allitterazione, la presenza omnipervasiva, fin al titolo, dei temi della natura: il trascorrere del tempo è cadenzato dalle stagioni, vive nel tripudio dei colori autunnali la sua esistenza più vistosa ma poi sonnecchia il torpore dell'esistere che pare quasi preludere con serena fatalità all'ineluttabile scadenza (il tempo della neve e della perplessità)." (dalla prefazione della dott.ssa Marcella Malfatti)

"La quiete e la tempesta" di Simone Raffaelli, Giovane Holden Edizioni, 72 pagine

"Gocce d'ambra" di Franco Pulzone

La poesia di Franco Pulzone si caratterizza per un'intonazione post-ermetica con la presenza di un forte simbolismo molto simile a quello dei poeti decadenti; tali presupposti non inficiano l'apertura alla concretezza della realtà quotidiana che si approfondisce nella riflessione sul senso della vita, del dolore, dell'etica che sottende ai rapporti umani. Una scrittura sottile, quasi aristocratica, sempre in bilico tra reale ed effettuale, tra apparenza e sostanza, tra visionarietà e astrattezza, nella quale il poeta introduce la logica del sogno nei nessi più consueti del linguaggio, rendendone sorprendentemente inscindibili i legami e le articolazioni, violandone i domini rispettivi e scegliendo di rivelarsi in autentica purezza. Una poesia fresca, carica e palpitante di motivi simbolici, dunque, che attorno al senso fluttua ambiguamente senza sosta, come aggirandosi nella misterica schiuma di un nulla musicale in perfetta armonia con l'intimo, esigente meccanismo conversale che gli fa tendere l'anima in bilico sull'abisso delle sue sensazioni. Dalla prefazione di Manrico Testi: "Ne sgorga un nastro di vivide, coinvolgenti risonanze liriche, capace di dar luce, voce e anima, ora acuta e tagliente, ora morbidamente vellutata, alle fertili aree del pensiero, agli appassionati bisogni d'amore, alle infuocate pulsioni, alle struggenti e tenere rimembranze nella fuga inarrestabili del tempo, alle generose, irrinunciabili aspettazioni del cuore nella fremente tensione verso un mondo migliore, pellicola poetica in cui ciascuno troverà riscontri sintonici, empatici, indicazioni, consolazioni e rivelazioni".

"Gocce d'ambra" di Franco Pulzone, Giovane Holden Edizioni, 80 pagine

"Vento, muschio e conchiglie" di Emanuela Lello

Esiste un luogo dentro al nostro cuore da cui le parole sgorgano come timidi ruscelli e lentamente si fanno spazio fino a ricomporsi in versi: ponte tra diverse solitudini. È il nostro mondo interiore che reclama di essere ascoltato, di disancorarsi dalla meschinità, dalle piccole miserie dell'animo umano e innalzarsi verso Dio. Aspira a toccare un animo nobile che lo sappia consolare e lo renda luminoso di virtù. Rimane sospeso a nutrirsi d'amore. E osserva quanto intorno a lui si muove e vive. Ecco allora le stelle, avvinghiati al nostro dolore, bramiamo un barlume di gioia per cui brillare e osare speranza. Ecco i girasoli, alla ricerca della felicità e del calore del sole. Ecco le foglie, tanto verdi e rigogliose d'estate, accese di rosso fuoco in autunno, cadono d'inverno ai piedi dell'albero, riparandone le radici dal gelo: come le nostre rinunce che conservano intatta la vera essenza. Siamo farfalle dalle ali tenere e fragili, che guardano al mondo con occhi puri. Timide prima e poi d'un tratto coraggiose, sfioriamo le acque placide del fiume: la vita. I nostri ricordi, le nostre esperienze che ci hanno fatto ciò che siamo oggi. Una sinfonia di emozioni liberamente catturata tra i lemmi di uno spartito d'amore.

"Vento, muschio e conchiglie" di Emanuela Lello, Giovane Holden Edizioni, 64 pagine

"Puoi avere una parte di me" di Luca Centoni

Una silloge atipica per Luca Centoni, artista poliedrico in costante evoluzione. In alcuni poeti il confine espressivo tra poesia, riflessione poetica e prosa lirica è molto sottile, per altri è sinonimo di crescita contaminare il proprio stile con inflessioni diverse, come un musicista pop che assorbe ritmi jazz e country disarticolando generi e aspettative. Per Centoni appare una necessità il passo compiuto in direzione della prosa sotto forma di intuizioni, monologhi e flussi di coscienza che disattendono spesso la versificazione e si riversano in una struttura più narrativa. Non c'è una dimensione intimista e solitaria nella silloge, qualunque sia la forma espressiva adottata di volta in volta, il poeta ha sempre un altro cuore a cui rivolgersi - un amore, un amico, un familiare - cuore che non fugge mai il confronto, soggetto attivo anche nel silenzio o nell'assenza. Un costrutto relazionale intessuto di fili sottilissimi, fragili come la speranza, l'amore e l'amicizia. Che non disdegna di mettersi in discussione, di osservare la realtà effettuale minata da disastri naturali, avidità, interessi personali. Dov'è allora la dimensione affettiva, la memoria, il rispetto per l'altro? Forse la risposta non è nelle pieghe di un verso, di un pensiero o nelle pennellate di un dipinto scolpito di lemmi ma soffermarsi su di essi può essere un inizio. Musica che scalpita, che batte sorda, parole che si rincorrono come purosangue, epifanie sensuali, ricordi agrodolci, certezze che danno respiro alla mutevolezza del pensiero. Una silloge che si rinnova e si arricchisce a ogni scorrere di pagina.

"Puoi avere una parte di me" di Luca Centoni, Giovane Holden Edizioni, 72 pagine

"L'esistenza è il male di vivere" di Maria Cristiana Di Prospero

Silloge di esordio essenziale, inquieta e nostalgica. La poetessa dichiara fin dai primi versi il suo amore per la Natura, l'appassionato sguardo al paesaggio su cui riversa e proietta il proprio stato d'animo in una sorta di panismo ingenuo e seducente. Anela alla serenità, alla trasparenza dei sensi e al contempo soffre un amore che le impregna l'anima e il cuore e da cui non sa fuggire. O non vuole. Abbracciata a questo amore che non si sofferma prende atto della transitorietà d'affetto con un'eleganza emozionale spiazzante. E ancora, la Poetessa osserva disincantata ma mai rassegnata l'umanità che la circonda, ne vede gli spigoli più biechi e sente sé stessa tuffarsi nell'abisso della solitudine consapevole però che l'epifania è già scolorata. Maria Cristiana Di Prospero danza sulle sue afflizioni con la lievità di chi riesce a illuminare il buio affidandosi a una parola dopo l'altra ricombinandole più per la loro intrinseca musicalità che per il loro significato contestuale. Proprio per questo talvolta le sue liriche appaiono incompiute, perché c'è sempre un qualcosa oltre e altrove da inseguire, fosse solo un'eclissi luminosa e melanconicamente irresistibile.

"L'esistenza è il male di vivere" di Maria Cristiana Di Prospero, Giovane Holden Edizioni, 64 pagine