24 -March -2019 - 06:07

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"Homo depressus" di Claudio Alciator

La depressione è un disturbo diffuso. Sembra, infatti, che ne soffra circa il quindici percento della popolazione. Generalmente chi soffre di depressione mostra una marcata tristezza ricorrente e non riesce a provare alcun piacere, si sente inadatto, fuori posto: vivere diventa un vero e proprio dolore. La depressione è una sofferenza intima e profonda che lentamente spegne e disarma chi non la comprende. Claudio Alciator lo sa bene perché la sta affrontando da due decenni, confidando nella scrittura come arma e terapia per combattere il senso estremo dell'abbandono di se stessi che aliena dal mondo. La poesia si è rivelata, infatti, un utile strumento terapeutico fin dalla metà del 1800 con la nascita della Poetry Therapy (poesia come terapia), quando, nell'ospedale psichiatrico di Pennsylvania, si iniziò a fare un uso intenzionale della produzione e lettura di poesie e scrittura creativa (Writing Therapy) per consentire ai malati di mettere in scena il proprio vissuto attraverso l'identificazione nel materiale narrativo. La parola poetica appartiene a una lingua che non è comunemente parlata, ma che sa rivendicare il proprio diritto alla vita. Come il sogno, anche la poesia è la terra dell'artista, il ponte tra conscio e inconscio dove la sovranità della parola detiene la supremazia per ricomporre i pezzi che compongono il Sé e restituire una pacificazione emozionale nei momenti critici della vita.

"Homo depressus" di Claudio Alciator, Giovane Holden Edizioni, 56 pagine



"Quell'aria" di Edoardo Penoncini

L’ultima prova poetica di Edoardo Penoncini è una silloge intensa, dalle atmosfere pure in cui il registro musicale si sfuma, discretamente e con una sorta di misterico pudore, tra un’alba e un tramonto in una lieve brezza nell’aria che agita la massa dei pensieri e ne fa meditazione, quesito: il passato si ha o si è perduto? Semplice differenza di pressione tra un prima e un dopo? Barometro è il borgo, luogo fisico dell’infanzia e della prima giovinezza, e il luogo e i tempi sono il filo rosso che unisce le quattro sezioni della raccolta, punto di partenza per un’ipotesi di vita e punto di ritorno all’archivio dei ricordi. Diversa e alterna la pressione esercitata dai ricordi, omogenea la miscela che li produce, che ne sfuma i contorni e li scioglie nell’amore per il paese, in una sospensione di volti e di riti; amori ai quali non si concede la licenza del futuro, solo estemporanei ritorni tra i libri di una biblioteca del tempo, nel ricordo condiviso dell’ultima sezione della raccolta.Così figure e case, la piazza e i filari di meli prendono corpo in un ricamo di suggestioni e riflessioni che ci coinvolgono non solo come spettatori privilegiati, perché se il ricordo (e la pressione che lo produce) è personale, la memoria (l’aria) è di tutti.Un viaggio con il Poeta a ritroso negli anni delle speranze e dei sogni realizzabili, per poi tornare nel nostro limbo dei giusti in attesa di un altro moto d’aria.

"Quell'aria" di Edoardo Penoncini, Giovane Holden Edizioni, 88 pagine

"Correzioni di rotta" di Paola Armati

Capita talvolta di sedimentare, istante per istante, pensieri ed emozioni contrastanti di cui non riusciamo a liberarci sì che torna a serpeggiare sottotraccia un diffuso senso di inadeguatezza, una penosa incapacità di essere felici. L’inquietudine, allora, si fa largo negli strati inferiori della pelle. Le identità profonde, istintive e indistinte, contraddittorie, contrastanti che vivono in ognuno di noi reclamano spazio, riconoscimento. E si cerca un viso nel buio, si subisce uno sguardo che non vede, si parla a una bocca che non parla. In balia dell’incertezza del domani, impazienti di mordere la vita, guardinghi raccogliamo effimeri sogni a piene mani. Ma non si può combattere l’assenza, la perdita, il timore della solitudine: epifanie di un momento irripetibile.
La Poetessa attinge allora dal suo spirito inquieto e, in bilico tra speranza e smarrimento, costruisce un percorso consapevole alla ricerca della giusta correzione di rotta per ritrovarsi. …Il trucco è/ cercarsi dentro/ un angolo di luce/ e accucciarsi lì/ ad aspettare.
 
Cercando direzioni oblique
attraverso la vita
ignorando gli stop
i semafori
le regole scritte

agli incroci
mi fermo
chiedo al cuore
e mi fido di lui.

"Correzioni di rotta" di Paola Armati, Giovane Holden Edizioni, 72 pagine

"Il Rosso e l'infinito" di Nunzio Granato

L’Amore ha rappresentato uno dei temi fondamentali della poesia di tutti i tempi. Nunzio Granato si muove, con originalità, sulle orme degli stilnovisti e celebra la pienezza d’Amore, in tutte le sue forme.
Attraverso le emozioni, nonostante le mille difficoltà della vita, traccia un percorso che lo porta a esplorare la propria natura di essere umano, finito per definizione, che aspira all’Infinito a cui si giunge anche abbandonandosi, con animo puro, alla passione. E la soluzione alla sofferenza pare risiedere nel donarsi totalmente, nell’incontro con l’altro e nel reciproco svelarsi.
Il Poeta utilizza la scrittura poetica come una sorta di autoterapia: la parola penetra consapevolmente nei meandri dell’esistenza rompendo e confondendo i confini tra istinto e ragione fino alla rivelazione della misterica potenza della bellezza che racchiude in sé il senso di ogni cosa.
Una poesia, come sempre lo è la vera poesia, semplice. Si apprezza la godibile freschezza linguistica e il lirismo delle immagini che innalzano un inno alla vita universale e potente.

"Il Rosso e l'infinito" di Nunzio Granato, Giovane Holden Edizioni, 56 pagine

"Conchiglie nella rete" di Clara Morelli

Copertina Conchiglie nella rete 400Una prova poetica di grande impatto emotivo, matura ed elegante, sobria nel tentativo perfettamente riuscito di trascendere il dato personale e migrare nel valore assoluto delle esperienze e delle sensazioni.
Un viaggio accidentato, un viaggio nel profondo dell’essere umano, talvolta col sorriso sulle labbra, altre con l’amarezza nel cuore, qualche volta con la compagnia silenziosa del dolore. Una sorta di lettera aperta al Lettore, il quale come invitato a una lunga passeggiata in riva al mare d’inverno si fa muto attore di un dialogo che la Poetessa dipinge sulla sabbia. Tela d’alabastro e inchiostro di conchiglia per un quadro dalle tinte forti e dalle pennellate decise: bambina, mano nella mano al padre a osservare le ultime grida di una guerra che lambisce; donna, pugni stretti a osservare i disastri ecologici, la lotta per la libertà, la miseria. La crisi oggi è più che mai fuori e dentro di noi: Clara Morelli le dà voce ritemprando con la vividezza dei ricordi ciò che il tempo trascorso ha cristallizzato.
Una silloge semplice e pura, senza inutili complicazioni verbali o sfoggio di erudizione, per questo potente e capace di rammentare a ognuno di noi quel sereno e ineffabile coraggio che ci portiamo dentro senza saperlo.
 
"Conchiglie nella rete" di Clara Morelli, Giovane Holden Edizioni, 96 pagine