20 -January -2019 - 05:33

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"Il Buio e la Farfalla" di Paolo Stefanini

La poesia di Paolo Stefanini è riflessione sul senso della vita, pietra da scagliare, misterica carezza e sinfonia variopinta. Capace di far vibrare le corde più nascoste dell'anima. Armonioso connubio tra vis polemica e versi d'amore. Uso attento e ponderato della parola intesa come significato e significante. Fil rouge della silloge è la musicalità che a volte è pura melodia, altre volte è giocosità ritmica, fonica, verbale. Nella silloge il poeta affronta i grandi temi della Storia e gli episodi di vita quotidiana con uno stile elegante ed essenziale, capace di ammaliare il lettore senza rinunciare alla sincerità dell'evocazione poetica. Due le sezioni. La prima, "Il Buio", è un viaggio nelle asperità e nelle contraddizioni della nostra Storia in cui rievoca il dramma della Prima guerra mondiale, rende omaggio alla lotta partigiana, denuncia la perdita di valori e approda ai giorni nostri, soffermandosi sulle ingiustizie della società e schierandosi dalla parte dei più umili e degli indifesi. La seconda, "La Farfalla", apre all'intimismo, in una dimensione temporale sospesa, che perde il dato concreto e lo trasfigura nella dimensione lirica e a-temporale. La poesia ripiega su se stessa, predilige un tono più pacato e riflessivo, rimanda alla fugacità del tempo, alla precarietà delle cose e dei sentimenti terreni.

"Il Buio e la Farfalla" di Paolo Stefanini, Giovane Holden Edizioni, 56 pagine

"Prima che vinca il sole" di Silvia Sardini

Viaggio come occasione, come possibilità di percepire e scelta di essere, ma soprattutto come esigenza interiore di naturale evoluzione. Se l'idea sui generis di un'esperienza così unica presuppone il momento della partenza come quello del ritorno, il viaggio deve compiersi entro un termine stabilito. Le liriche della raccolta si muovono dunque su una linea ideale: ciascuna appare un universo in sé concluso poiché leggibile in chiave circolare e, al contempo, un luogo aperto alla riflessione e alla libera interpretazione, terra di nessuno fatta di parole scelte come convoglio di situazioni s-cordate, di sensazioni appaganti, di miti ricordi, di interrogativi irrisolti. La ricerca estetica sposa i contenuti per offrire emozioni piacevoli al tatto e riprodurre il più fedelmente possibile l'immagine catturata restituendola senza inutili orpelli, raramente in veste prosastica. I versi, liberi ed essenziali, si nutrono di se stessi, votandosi alla sostanziale autonomia per evidenziarsi rispetto al contesto: spesso aderiscono per analogia e giocano sul parallelismo, di rado indulgono alla rima e si inarcano anche violentemente, avidi di senso. Varie le tematiche affrontate: l'esigenza della poesia del resto nasce improvvisa e mal si concilia con la volontà di veicolare un concetto specifico nell'oggetto della parola.

"Prima che vinca il sole" di Silvia Sardini, Giovane Holden Edizioni, 64 pagine

"Cerco un'anima" di Stefano De Angelis

C'è un dolore nelle poesie di Stefano De Angelis, che maturato nell'accettazione ma anche nella speranza e nella constatazione del valore delle cose semplici, ha saputo prendere atto e distanza dalle lusinghe della menzogna, ha imparato ad ascoltare la voce sommessa della solitudine. Un dolore che affiora, icastico ma discreto, nei suoi componimenti, che allude chiaro e inequivocabile ma che non urla fragorosamente, piuttosto racconta con forza e lucida consapevolezza la vicenda di un uomo, le sue esperienze, le sue delusioni, i suoi errori, ma anche la sua volontà di andare oltre le negatività vissute e di riappropriarsi della propria vita, di affacciarsi ancora una volta al futuro, e soprattutto, di condividere, di suscitare empatia, comprensione, speranza. La realtà da cui attinge, la storia anche personale che è protagonista dei suoi scritti, non sono mai offerte a chi legge, in maniera brutale e improvvisa, ma, pur se chiaramente delineate, sono piuttosto evocate da emozioni, appaiono gradualmente come se emergessero da un fondo scuro e indefinito di memorie rarefatte per palesarsi poi in tutta la loro forza, illuminate dalla luce chiara della ragione e della coscienza. Questa rappresentazione lirica del mondo reale è ottenuta attraverso l'uso di un linguaggio ricercato ma assolutamente fruibile. La silloge è suddivisa in due sezioni, una raccoglie le liriche in italiano, l'altra quelle in dialetto.

"Cerco un'anima" di Stefano De Angelis, Giovane Holden Edizioni, 56 pagine

"Rutti a pancia vuota" di Jonathan Lazzini

La poesia di Jonathan Lazzini fotografa l'età della giovinezza o meglio ancora quell'età incerta e misteriosa compresa tra l'adolescenza e la prima maturità. Netta e innegabile l'influenza di Charles Bukowski soprattutto nei temi affrontati e nel dettato dei versi che portano con sé il sapore di episodi di vita sbalzati via dalla realtà come schegge, schizzi, reperti. Una poesia che nasce vive e si riversa sulle strade, i suoi versi sono il sangue, le ferite, il sudore, il dolore, l'amore, la speranza troppe volte tradita della gente comune; analizza, spezzetta, sbriciola, inchioda, scarnifica la quotidianità con la lucidità di un visionario che si pone al di là del bene e del male, in modo disincantato e spietato. Versi scritti a caso per caso che sembrano poter dire qualcosa, suggerire qualche luce in fondo al tunnel, ma è soltanto un'illusione; il tunnel non ha vie d'uscita anche se al suo interno succedono comunque cose interessanti che possono valere un'occhiata veloce. Quello del Poeta è una sorta di invito a leggere senza aspettarsi intimistiche riflessioni o decadenti confessioni. Una poesia che nulla concede alla tradizione, al contrario esplode in un lessico diretto quasi dissacrante, di certo irriverente nel tentativo di sbarazzarsi del superfluo, di guardare senza falsi preconcetti oltre l'apparente banalità delle cose.

"Rutti a pancia vuota" di Jonathan Lazzini, Giovane Holden Edizioni, 72 pagine

"Paesaggi in versi" di Loretta De March

Sospesa fra immaginazione e pensiero, solitudine, ricordi e rimpianti. Vorrei ed essere. In questa caleidoscopica dualità risiede la forza espressiva di Loretta De March. Paesaggi in versi è molto più che un corpus poetico, è una dichiarazione d'intenti, un atto d'amore verso l'arte dello scrivere che denota una sensibilità e una struggente capacità di descrivere i moti dell'animo e di focalizzare i sentimenti. Lo stile mai retorico, privo di fronzoli, senza filtri, che mira direttamente al cuore, affascina il Lettore in una dimensione nuova e altra, alla ricerca del proprio io interiore. Poesia intesa come smacco alla solitudine, come unica salvezza, come speranza di una vita migliore. Una luce sempre accesa quando viene a mancare qualcuno che si ama, quando sembra che tutto sia perduto fra le spire del tempo. Finché appare ineluttabile, una volta e per sempre, che l'altra metà del nostro cielo, la persona per la quale il nostro cuore batte incessantemente e nonostante la nostra volontà, è il viaggio da cui non abbiamo fatto più ritorno. La poetessa si interroga sul significato dell'apparenza, applicandola ai sentimenti umani, ai gesti, ai pensieri, alle parole dette e taciute, che ci accompagnano in quella interminabile sequenza di notti perenni che costellano la nostra vita. L'amore è il sentimento che meglio si presta a incarnare il doppio significato insito nell'apparenza: effimero e vitale, reale e immaginario, portatore di speranza e di estrema, lancinante, delusione.

"Paesaggi in versi" di Loretta De March, Giovane Holden Edizioni, 72 pagine