22 -September -2018 - 13:33

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"Il tavolo antico" di Marisa Cecchetti

Una silloge lieve come una canzone animata da una profonda ricerca di senso, dal continuo scavo sotto la superficie dell'esistenza per raggiungerne il messaggio più autentico. Marisa Cecchetti attinge al suo vissuto e si conferma una voce originale, mai assuefatta alle mode del momento, sempre attenta a rinnovarsi, con la sua scrittura precisa e intensa che nasconde dietro l'apparente semplicità una straordinaria potenza emotiva, saldamente ancorata al reale eppure percorsa da una vena di sogno, in un equilibrio pieno di grazia. I suoi versi esaltano la pienezza dei sensi, cantano la quotidianità, narrano l'avventura dell'essere umano di fronte al proprio destino, esprimono una visione sostanzialmente positiva della vita, la felicità di dire l'indicibile delle cose e celebrano il mondo nel suo continuo mutare, la metamorfosi degli eventi che ne scandiscono il ritmo, il nascere e il morire delle cose e degli uomini. Una sorta di ricognizione per epifanie, impegno preso con se stessa accanto a un tavolo antico fedele compagno, alleato e muto testimone del fluire del tempo. Io voglio essere felice adesso, pare confessargli mentre ogni ricordo acquista il volto, la voce di un mondo vitale che non si rassegna e si sfuma in una rapsodia di vivaci colori.

"Il tavolo antico" di Marisa Cecchetti, Giovane Holden Edizioni, 72 pagine

"Carmina" di Luca Centoni

I versi di Luca Centoni sono una discesa nell'abisso del cuore delle donne che ha incontrato, amato, perduto, abbracciato. Un cuore illuminato da lampi, popolato di progetti, di sogni e di delusioni, di confessioni, e di contrasti, altamente vitale. Carmina, silloge emblematica a partire dal titolo, è la sintesi delle sue esperienze relazionali. Liriche legatissime fra loro, in parte concatenate, in parte attraversate da fili addirittura lessicali non mancano di scissioni interiori, proliferare di voci intime e talvolta laceranti che pure accompagnano il poeta lungo un percorso di felicità istintivo e infuocato, ma nello stesso tempo pacificante.

"Carmina" di Luca Centoni, Giovane Holden Edizioni, 48 pagine

"Non togliete le ali alla libellula" di Rachele De Prisco

Una silloge dai ritmi spezzati quasi plasmati nella creta delle sensazioni e delle intemperanze che affida a una libellula, un essere apparentemente esile ma capace di resistere alla tempesta, il compito di tracciare la segnaletica di un percorso di ascolto e purificazione attraverso la Poesia. Il nostro è un mondo globalizzato in cui se non hai una connessione, un punto di vista uniformato, sei tagliato fuori, isolato. I social network creano un'illusione di appartenenza attraverso una comunicazione veloce ma effimera niente affatto interessata ai conflitti interiori. La Poesia, quale espressione di libertà di pensiero, pura emozione esistenziale, riafferma l'individualità e si fa strumento di comunicazione scevra da pregiudizi senza timore di giudizi, di ostracismo riuscendo ad affrescare senza veli la nostra società. In questo ordito si libra la libellula simbolo di trasformazione, di consapevolezza, di volontà di andare oltre le apparenze, di ricerca della verità. Misterico viatico di un viaggio dentro se stessi, le proprie percezioni ed epifanie. Toglierle le ali significherebbe spezzare ogni libertà e precipitare nel baratro dell'ignoranza e del degrado.

"Non togliete le ali alla libellula" di Rachele De Prisco, Giovane Holden Edizioni, 96 pagine

"Melancholy" di Gabriella Pison

"La malinconia è la felicità di essere tristi", diceva Victor Hugo. Un titolo denso di significati e corrispondenze per la nuova silloge di Gabriella Pison, Melancholy, in cui una leggera venatura di tristezza si intreccia con un flusso di emozioni e sensazioni, che conducono il lettore lungo le rive del suo vissuto, in un'operazione quasi catartica, capace di esorcizzare il male di vivere e dell'oltre, cercando l'armonia tra l'essere umano, la natura e il tempo infinito del cosmo. Un variopinto mosaico di riflessioni esistenziali, sospese nel tempo e nel ricordo, che si alimentano di profumi, di sensi, di incanti, di musica, di colore; una ritualità che sembra fatta di malie, sospesa tra la nostalgia, la pioggia, il vento o gli alberi di Natale, perché anche la carezza di un venditore d'abeti fa intuire che esiste un'anima nel mondo. Sono versi che sollecitano il desiderio di luce, tra giochi di metafora e ombre; la Poetessa scende nelle profondità del dolore, dell'impotenza di fronte al vano affannarsi, ma come per magia, servendosi dell'arma del disincanto e dell'ironia, si scioglie in atmosfere di speranza, intuendo una tensione continua verso qualcosa che non sia effimero, fragile, transitorio, che le impedisce di perdersi nell'incertezza, nel vuoto, nella solitudine che l'accompagnano.

"Melancholy" di Gabriella Pison, Giovane Holden Edizioni, 64 pagine

"Parlando con le nuvole" di Silvia Caselli

Accanto alle liriche in versi compaiono brevi narrazioni in prosa poetica in cui prende vita un confronto sotto forma di dialogo tra la poetessa e la parte più intima di sé che appare come una terza e soggettiva persona. La struttura è in certo qual modo spiazzante per il lettore che a fronte del suo sentire immediato ricavato dalla lirica può misurarsi con l'epifania della poetessa che interroga il proprio immaginifico e intimo caleidoscopio emozionale. Da annotare la ricerca attenta e puntuale nell'uso dei lemmi, sì da raggiungere un linguaggio semplice, ma profondo, che presta il fianco a più piani di lettura. Non ci sono filtri di alcun genere, men che meno quelli retorici, nell'esposizione fluida e generosa di Silvia Caselli. C'è lei, il suo cuore, il suo vissuto, le sue conquiste digressionali. Affronta temi intimi ma che si incasellano nella vita di ognuno, riflette e invita il lettore a guardarsi dentro anche attraverso spunti neoromantici ma pur sempre realistici. Il punto di forza della silloge è nella sincerità del dettato, nella semplicità espositiva e nell'invito, dolce e intrigante al contempo, di essere, accettare e amare se stessi sempre e comunque. Sì come il bambino ha l'amico immaginario, il credente ha la guida spirituale, il pragmatico ha il super io, il poeta ha le nuvole. E a esse volge lo sguardo con anima libera e pura.

"Parlando con le nuvole" di Silvia Caselli, Giovane Holden Edizioni, 56 pagine