21 -May -2018 - 10:34

Cerca


Inserisci la tua mail:

Delivered by FeedBurner

"Di luce e di oscurità" di Alessandro Chiesurin

Una silloge di esordio dalle atmosfere rarefatte, elegante e raffinata. Quaranta liriche scandiscono il percorso del poeta, dall'alba al tramonto, affidando l'esigenza di confrontarsi con la realtà sia effettuale sia atemporale, a versi cupi e malinconici. Quattro le sezioni. In "Poesie albeggianti" il poeta inizia la ricerca di sé stesso; vive intense passioni in "Poesie canicolari"; mentre in "Poesie del crepuscolo serale" entra nella fase discendente fino a trascinarsi nel periodo oscuro, caratterizzato dalle "Poesie di nera luce". Ma se la vita compie un andamento circolare, e da ogni fine sorge un nuovo cominciamento, allo stesso modo le poesie tracciano un ipotetico viaggio destinato a proseguire oltre le apparenze. Luce e oscurità sono elementi complementari, sì come le liriche che trascendono la sezione in cui idealmente si collocano.

"Di luce e di oscurità" di Alessandro Chiesurin, Giovane Holden Edizioni, 72 pagine

"Fuori di me" di Antonio Bini

Una silloge garbata e intensa, di ingannevole semplicità. Esperienze, ricordi, paesaggi trascendono il vissuto individuale per assumere un respiro più ampio e sottolineare il ruolo del non detto, delle pause, del silenzio. Dove (ri)trovare sé stessi e gli altri. Da una posizione quasi defilata, il Poeta emerge dall'incertezza del presente e si riappropria in un moto, dal sapore epifanico, della realtà effettuale in cui principi e valori acquistano un significato originario. Nella ricerca di nuovi equilibri, destabilizza il certo per l'incerto. Versi liberi resi in un linguaggio di pacata armonia. Voce originale, che ingloba e scavalca esperienze poetiche contemporanee.

"Fuori di me" di Antonio Bini, Giovane Holden Edizioni, 112 pagine

"Era l'anno 1996" di Christian Fucilli

Cosa serve per essere un poeta? Scrivere parole dal significato incerto, mescolarle in modo epidermico e attribuirgli un qualche misterico significato? Ovviamente no. Poeta è colui che coglie la poesia del quotidiano e la traduce nel rispetto della propria esperienza, della propria età. Un ventenne non potrà mai approcciarsi alle sensazioni con il bagaglio sensoriale di un quarantenne. Non senza minare la sincerità del dettato. Proprio per questo Christian Fucilli è un poeta e lo è in modo disarmante, in costante contatto con il proprio mondo emotivo che fluisce immediato nei suoi versi. Scevri da qualsiasi orpello metrico, retorico e letterario si riversano come un torrente di acqua fresca, ammiccanti e fiduciosi. La sua è una poesia dedicata alle cose semplici, alle persone che ama. A quella ragazza che è la più bella del mondo, fulcro di ogni pensiero, di ogni desiderio. Limpida, genuina, sempre sottovoce. Con l'ambizione di evocare, suggerire, raccontare in pochi versi un'emozione.

"Era l'anno 1996" di Christian Fucilli, Giovane Holden Edizioni, 64 pagine

"Di luoghi di cose di case" di Ola Rita Rovai

"La poesia vera è quella che si fa riconoscere per due attributi fondamentali: la sincerità emotiva e l'armonia interna. Sincerità e armonia nella forma e nel contenuto. Basta, dunque, scrivere poesie per essere poeti? Ovviamente no. Il poeta è colui che coglie la poesia del quotidiano e la traduce in parole per tutti. Colui che sa trovare per me le parole che io da solo non troverei, per descrivere il mio mondo interiore. Proprio per questo Olga Rita Rovai è una poetessa. Lo è integralmente, perché è costantemente in contatto con il proprio mondo emotivo, abbarbicata alle emozioni, che fluiscono nei suoi versi, (versi che peraltro, seppure scritti benissimo, non hanno mai la prepotente pretesa di essere tali, ma che si presentano sempre come un semplice diario dell'anima), quasi senza la mediazione di quella mente che, con le sue trappole, troppo spesso inquina la nostra percezione, come un cucchiaio sporco modifica il sapore del cibo nella bocca. È la poesia delle cose semplici quella di Olga Rita, e lo è spudoratamente, fin dal titolo di questa deliziosa raccolta. Senza finzioni. È la poesia dei suoi giorni e dei suoi posti, semplicemente. La poesia di Olga Rita, a ben vedere è come lei (e d'altronde come potrebbe essere altrimenti?): appassionata, intelligente; eppure sempre sotto voce. E qui il cerchio si chiude, perché la poesia di Olga Rita è autentica e armonica, nella forma e nel contenuto." (dalla prefazione di Gian Paolo Del Bianco)

"Di luoghi di cose di case" di Ola Rita Rovai, Giovane Holden Edizioni, 104 pagine

"Il cuore respira" di Francesca Lupi

Le liriche che compongono la silloge sono state composte tra il 2012 e il 2015. Le tematiche principali sono l’amore, l’esperienza della perdita, le relazioni interpersonali collegate alla natura circostante.
La giovane Francesca Lupi trae ispirazione dall’ambiente toscano che la circonda: la bellezza dei boschi, il mare e in particolar modo le colline pisane; un ambiente che sposa la sua passione per le camminate all’aria aperta. Costante il riferimento a un amore molto forte, vissuto pienamente e finito per volontà dell’altra persona, lasciando così la Poetessa ad affrontare le conseguenze di un amore perduto e del dolore che ne deriva. Inoltre, si fa riferimento all’esperienza della perdita intesa come morte di una persona cara, affrontata sia attraverso il sentimento della rabbia che quello della rassegnazione.
La scrittura poetica le permette di esternare ciò che per indole caratteriale e timidezza non riesce a esprimere come vorrebbe. La composizione delle liriche è strettamente legata alla musica, ingrediente indispensabile e alla natura in una sorta di misterico panismo, ma, soprattutto, è influenzata dal suo vissuto e la sua voce delicata e originale si impone con la libertà espressiva e la naturalezza proprie delle generazioni più giovani.

"Il cuore respira" di Francesca Lupi, Giovane Holden Edizioni, 48 pagine