22 -February -2018 - 11:55

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"Ti voglio bene. #poesie" di Francesco Sole

Le #poesie che hanno generato milioni di visualizzazioni sul web diventano un libro: "Da quando ho iniziato a scrivere poesie ho trovato il coraggio di esprimere ciò che provo, senza vergognarmi di condividere gli aspetti e le sensazioni più forti della mia vita. Proprio attraverso la condivisione ho imparato che siamo tutti contenitori di emozioni. Ciò mi ha permesso di togliere quella maschera che troppo spesso la società ti obbliga a indossare. Abbiamo bisogno di amore, chiarezza, sincerità, felicità e gentilezza. Ed è per questo che vi invito a fare lo stesso. Attraverso queste pagine le mie parole diventano vostre: potete aggiungere versi, decorarle, farne tesoro e poi condividerle con le persone a voi più care attraverso i social network usando #tivogliobene. Vi basterà un click sull'hashtag per riconoscervi negli occhi di qualcun altro."

"Ti voglio bene. #poesie" di Francesco Sole, 212 pagine, Mondadori

"In utile" di Ilaria Cipriani

"Leggere le poesie di Ilaria Cipriani è come bere, o meglio gustare, un vino di qualità, forte, invecchiato al punto giusto, da servire in un calice trasparente per valorizzarne la cromia, da assaporare lentamente, a piccoli sorsi, per apprezzarne le molteplici sfumature di odore, di sapore, di colore... Guai a berlo tutto d'un fiato! Guai a perdere l'intensità del suo profumo variamente speziato, il gusto severo e complesso dal finale imprevedibile, dolce e persistente! Poesia inebriante, complessa, ricca di corpo, poesia dove le parole hanno il potere, proprio come i sorsi di un buon vino, di far dialogare i sensi, di esaltarli, di cambiarne i ruoli tradizionali. Poesia come un frutto sapiente di parole selezionate da vitigni autoctoni, esperienza sinestetica da servire alla giusta temperatura emotiva." (dalla prefazione di Alberta Stefanini)

"In utile" di Ilaria Cipriani, Giovane Holden Edizioni, 104 pagine

"La donna che sei" di Anita Rusciadelli

Galeotta fu la lirica "La voce a te dovuta" di Pedro Salinas. Dare la propria voce ad altri è un dovere morale e non solo l'unico modo per capirsi e per capire. Anita Rusciadelli ha tradotto in vocazione professionale il suo desiderio di aiutare le persone a prendere consapevolezza di sé e nella sua silloge di esordio si fa tramite delle voci, delle parole, delle confidenze delle donne che ha incontrato, della loro danza con una vita difficile, costellata di solitudini, illusioni, abbandoni, violenze e travagli senza parto. Ogni storia è una poesia, anche la più crudele e aberrante perché è attraverso la poesia che si può entrare nel tempio dell'umana comprensione per la via metrica di un'umile empatia.

"La donna che sei" di Anita Rusciadelli, Giovane Holden Edizioni, 96 pagine

"Il Ponte di Revery" di Monica Silvestrini

La poesia, secondo alcuni, si riconduce a una scepsi. L'istinto che si perde nella notte dei tempi, per alienarsi e ricomporsi in frammentarie bramosie liriche. Ricostituendo quindi uno stato enigmatico doppio condotto dal sentimento che diffonde interrogazioni a ogni verso, il plausibile contiguo fittizio, il desiderio equiparato alla ragione. Dualità pregnante. Un'anima come vergine d'esca, che prestandole adito in scomposte acque occulte, descrive alla fine discinti misteri umani orecchianti, retinici e consci. Le poesie sono schizzi suggestivi, per i quali non servono autorevoli e ragionevoli garanzie estetiche. Già in prima ed estemporanea lettura, la loro potenzialità inespressa, è da amare con i sensi, da accarezzare con occhi e dita genuflesse affinché ci parlino. E il silenzio dura poco. La pagina è sempre generosa e selvaggia percorrendo tutte le vene visibili del foglio. Il verso si adagia piano e ricopre di un fitto strato di tinte forti e suggestive. Una convulsa fascia sonora intessuta in un filo di perle che di lemmi e di cuore prendono forma. La poesia è l'esito cicatriziale di un ideogramma d'emozione, nell'appuntamento Principe con il Grande Sentimento. Una silloge impegnativa, ammaliante, capace di annullare il qui e ora per tessersi in un altrove immaginifico in cui la realtà diventa il controcanto della vita.

"Il Ponte di Revery" di Monica Silvestrini, Giovane Holden Edizioni, 104 pagine

"I Kodici delle Illusioni" di Carlo Chinellato

Un magma di lemmi e sensazioni in divenire: passato, presente, futuro, modellabile e senza struttura. Innocenza non ancora foggiata. Questo è il codice delle illusioni: inusuali prospettive, utopia, serici intendimenti, respiri nei respiri, stupori... Ed è di questi contrasti che si nutre la raccolta, composta da sessanta componimenti a verso libero, senza rima: un incedere di versi che non rispondono a nessuna metrica, se non a quella dell'anima, in cui l'autore si immerge per far scaturire il malessere della società e delle angosce umane con una lingua poetica desueta, fatta di termini ricercati ed eleganti. L'abbrivio d'ogni lirica può nascere da qualsiasi spunto o termine che ispiri un suono o che tinga un pensiero purché se ne ricavi brivido. L'accurata forma lessicale si plasma per valorizzare l'astrazione enigmatica del concetto, le analisi inquiete, per dar voce alle rievocazioni, alle grida sottaciute, alle esistenze trascorse o da trascorrere. Un misterico getto di parole e versi in cui si coglie, nello spazio sconfinato della scrittura ermetica, una passione tragica e introspettiva, quasi decadente, tesa verso un destino inesorabile. Anche i termini onomatopeici, spesso usati dal poeta, aiutano a entrare nel canto, a volte lamentoso della lirica, e ci cullano nella lettura con un effetto quasi consolatorio.

"I Kodici delle Illusioni" di Carlo Chinellato, Giovane Holden Edizioni, 96 pagine