14 -December -2018 - 02:16

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"Lamb" di Bonnie Nazdam



Un lupo travestito da pecora


Romanzo d'esordio per Bonnie Nazdam dopo due lauree in letteratura e studi ambientali.
Il suo è un romanzo sul desiderio umano e la dipendenza, e la bellezza e il declino del paesaggio, splendente nella sua crudezza e fragile nella sua vulnerabilità. Natura e umanità formano un elisir sinergico che permea i pori della storia.
David Lamb è un disturbato cinquantenne i cui dolori privati lo stanno soggiogando. La sua vita si scontra con Tommie, che ha solo undici anni di età, quando lei gli si avvicina attraverso una sfida fatta con le amiche in un parcheggio. Poco dopo lui la rapisce attraverso argomentazioni calcolate e subdole e lei, nella sua mente in età prepuberale, consensualmente accetta le sue proposte. Lamb le offre di farle vedere la vera bellezza della natura, e tentare la fuga in un viaggio da Chicago alle Montagne Rocciose senza che Tommie avverta la madre. Le promette che torneranno dopo un determinato lasso di tempo.
Quello che segue è un racconto del loro viaggio, fatto attraverso l'intimità del narratore, e la tranquillità della narrazione porta il lettore verso un luogo scomodo e disturbante che è al tempo stesso familiare ed estraneo. È un racconto terribile e suggestivo ad intervalli; la questione dei confini personali si annida in ogni pericolosa strada tortuosa.
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"L'ultimo lupo (Il totem del lupo)" di Jiang Rong

Cina, anni Sessanta. All'inizio della Rivoluzione Culturale, il giovane Chen Zen lascia Pechino per "educarsi al lavoro" nella Mongolia Interna ed entrare in relazione con le popolazioni locali poco inclini ad assoggettarsi ai principi che informano il nuovo governo cinese. In una terra estrema e affascinante, sullo sfondo delle crescenti tensioni con l'esercito sovietico, Chen Zen entra così per la prima volta in contatto con un mondo ancestrale in cui le dimensioni del sacro e del soprannaturale permeano ogni cosa, compresa la quotidiana e delicata relazione con i lupi, i grandi predatori che contendono all'uomo la supremazia in quell'inospitale territorio. A lui, rappresentante del governo cinese e del mondo moderno, si imporranno scelte difficili, talvolta drammatiche, da cui emergerà profondamente mutato. Nato dall'esperienza diretta dell'autore, vissuto per undici anni nella Mongolia Interna, il romanzo è frutto di un lavoro di studio trentennale nel quale leggenda, storia e avventura si fondono per dare vita a un'opera intensa e controversa, che scuote dalle fondamenta il nostro modo di giudicare non solo la Cina di oggi, ma la storia stessa dell'umanità. Jiang Rong è lo pseudonimo di un intellettuale dissidente di cinquantotto anni, professore universitario di economia politica a Pechino. Da questo romanzo è tratto l'omonimo film di Jean Jacques Annaud.
 
"L'ultimo lupo (Il totem del lupo)" di Jiang Rong, Mondadori, 440 pagine

"Last days of California" di Mary Miller



A volte capita, ma solo a volte, di leggere un libro come se le parole fluissero fuori direttamente dalla propria testa. Come se qualcuno avesse scavato nel tuo subconscio e lo avesse trasformato in parole, in realtà. Poi ti sorprende, ogni tanto, e ti accorgi che stai sperimentando niente di meno che l’universalità dell’esperienza umana. Questo libro è un po’ tutto questo.
Mary Miller è alla sua prima pubblicazione “lunga”, abituata a scrivere racconti (e si nota dal suo stile di scrittura), si cimenta per la prima volta con un romanzo. E non poteva esordire in modo migliore.
La Miller ti catapulta all’interno di una macchina e all’inizio di un lungo viaggio destinazione California, attraverso il paese dall’Alabama (casa natale dei protagonisti), verso la Seconda Venuta del Signore e quindi verso la fine del mondo.
Il libro affronta tanti temi, la religione è solo uno dei tanti e preme sottolineare che NON è un libro religioso. Solitudine, rabbia, scoraggiamento, amore, amicizia, vergogna… tutti i sentimenti che ognuno di noi ha affrontato durante la crescita, sensazioni difficili anche da esprimersi a parole ma la Miller ci riesce. Eccome!
Si può direi che questo è un romanzo toccante di una giovane donna del sud fino al raggiungimento della maggiore età, in un viaggio con il padre cristiano evangelista, l’amara sorella incinta (ma nessuno lo sa, beve e fuma e non condivide la fede della famiglia) e la madre sofferente (il cui marito ha appena perso il lavoro, mentre mantiene il suo falso orgoglio, “Dobbiamo pensare alla nostra reputazione”). Lungo la strada incontra un angelo (“Gabe”) e un diavolo.

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"Compagni di viaggio" di T.C. Worsley

T. C. Worsley narra in Compagni di viaggio (1971) la sua esperienza nella Guerra di Spagna, vissuta al fianco di Stephen Spender, ma racconta anche di molte altre vicende che hanno preceduto quel momento. Un romanzo chiave, quindi, in cui è facile identificare nomi e volti di una stagione che espresse una risoluta visione a sinistra, anche se non necessariamente identificata nell’adesione al comunismo. La tensione tra i personaggi è in primo luogo quella tra i loro desideri e la realtà che li circonda, spesso troppo inferiore alle aspettative. Molti sono i ragazzi che scappano dal repressivo sistema delle Public Schools e che cercano di affermarsi altrimenti nella vita; gli intellettuali borghesi cercano di immedesimarsi nei panni dei proletari, maltrattati, e privi di ogni Welfare, ma spesso esprimono posizioni moralistiche. Al centro della vicenda sta la contrastata storia d’amore tra Tony Hindman, ex-militare passato al partito comunista, e Spender, che prima lo sostiene nel suo sviluppo intellettuale e poi lo abbandona, salvo poi battersi per salvarlo dal bagno di sangue del conflitto spagnolo. Intorno ci sono dame benintenzionate, nipoti di famiglie ricche ribelli senza motivo, aspiranti intellettuali, che si riuniscono in una libreria che ospita tutti senza distinzioni: un mondo dalle aspirazioni complesse quanto vaghe che si troverà sbalestrato di fronte alla violenza della Storia. Un’analisi magistrale della relazione tra sessualità, politica, cultura, narrata a più voci, in un gioco pirandelliano, che progressivamente smonta gli alibi e le false pretese.
 
"Compagni di viaggio" di T.C. Worsley, Edizioni Clichy, 256 pagine
 

"Le volpi pallide" di Yannick Haenel

Parigi, oggi. Un uomo decide di vivere nella sua auto. Sui muri della città appaiono strane scritte che annunciano una rivoluzione. La Volpe pallida è il Dio anarchico dei Dogon del Mali. Un gruppo di sans-papiers mascherati porta il suo nome e sfida la Francia. Chi è quell’uomo solitario che attende un rovesciamento politico? Chi sono le Volpi pallide? Del loro incontro parla questo libro. Una storia di oggi. Dopo il successo di Il testimone inascoltato, pubblicato da Guanda nel 2010, che narrava la vicenda di Jan Karski, fuggito da Auschwitz per raccontare agli alleati il delirio dei campi di sterminio ma mai creduto, Yannick Haenel ci racconta, in questo stroardinario romanzo politico, le tensioni di una metropoli europea, l’esplosività di una politica di repressione, un grande sogno anarchico destinato ovviamente alla distruzione. Campione di vendite in Francia, adorato dai critici e dai lettori, Haenel è ormai uno degli scrittori francesi più amati e apprezzati della sua generazione.
 
"Le volpi pallide" di Yannick Haenel, Edizioni Clichy, 200 pagine
 

"Il prezzo di Dio" di Okey Ndibe

«Siamo chiaramente di fronte a un nuovo talento. Era da tanto che non percepivo potenzialità simili in uno scrittore» Wole Soyinka  

Ike, immigrato nigeriano che vive a New York, è convinto di aver toccato il fondo. Malgrado una carriera scolastica impeccabile, coronata dalla laurea in economia in un prestigioso college statunitense, vede sempre frustrate le sue ambizioni lavorative per via del marcato accento. Costretto a sbarcare il lunario facendo il tassista, finisce per sposarsi in fretta e furia con la speranza di assicurarsi la sospirata green card, senza considerare gli strascichi che avrà su di lui il divorzio, altrettanto repentino, dalla disinibita Queen Bee. E tutto questo mentre la madre, rimasta vedova in Nigeria, continua a chiedere a gran voce il suo aiuto. Intrappolato in una parabola discendente, devastato dagli effetti dell’alcol e del gioco d’azzardo, un giorno Ike riceve da un amico un articolo di giornale in cui scopre l’esistenza di una particolare galleria d’arte in città, la Foreign Gods Inc., specializzata nel commercio di divinità esotiche. L’emarginazione, la solitudine e i tanti errori commessi in passato lo spingono a ricorrere a misure drastiche per dare finalmente una svolta alla sua vita. Decide così di trafugare e rivendere la statua dell’antico dio guerriero del suo villaggio natio. Il ritorno in Nigeria, però, non sarà rapido e indolore come credeva e Ike si ritroverà faccia a faccia con se stesso e la sua storia. In questo vivace romanzo, avvolto da un’aura a tratti mistica, Okey Ndibe delinea con sottile ironia le dinamiche del villaggio globale in cui viviamo, mostrando come l’avidità ha il potere di consumare ogni cosa, compreso il sacro, e svelando i sogni, le delusioni e le frustrazioni di chi continua ad inseguire il miraggio dell’America come terra di opportunità.
 
"Il prezzo di Dio" di Okey Ndibe, Edizioni Clichy, 250 pagine