14 -December -2018 - 01:27

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"Un indimenticabile disastro" di Jamie McGuire

La cosa più importante per Thomas Maddox è proteggere i suoi fratelli. Travis con le sue bravate e la sua aria da duro è quello che gli dà più filo da torcere. Anche ora che nella sua vita è arrivata Abby, l'unica che riesce a tenergli testa e a far breccia nel suo cuore di guerriero. Il cuore di Thomas, invece, non dà più spazio ai sentimenti. Cinico e sfuggente sembra che per lui non valga il detto di famiglia secondo cui "quando un Maddox si innamora è per sempre". Ma dopo l'ennesimo errore, Travis si trova in una situazione più grande di lui. Thomas per toglierlo dai guai è pronto a fare di tutto. E c'è una sola persona che può aiutarlo: Liis. Liis che vorrebbe avere tutto sotto controllo, ma in amore questo è impossibile. Perché non ci sono regole. L'imprevisto è la vera magia. Dal loro primo incontro la ragazza ha capito che non si può sfuggire a quegli occhi. Ma è molto meglio provare a farlo. Eppure costretta a lavorare al fianco di Thomas ogni giorno per salvare Travis e permettergli di vivere la sua splendida storia con Abby, Liis è messa a dura prova. Il suo istinto di lottare per i suoi fratelli anche a scapito della sua stessa felicità, le mostra un lato di lui che non credeva esistesse. Un lato di lui che sembra conoscere i suoi segreti più nascosti. Liis sente che tutte le teorie sul chiudersi all'amore sembrano vacillare. Ma il prezzo da pagare forse è troppo alto e la possibilità di soffrire ancora molto, molto vicina.

"Un indimenticabile disastro" di Jamie McGuire, Garzanti, 280 pagine. Traduzione di A. Tissoni


"Anime perdute. After: 4" di Anna Todd

Tessa è pronta per iniziare una nuova vita a Seattle. Da sola. Troppe volte il suo cuore ha dimenticato le cose terribili che Hardin le ha fatto, ma ora la ragione non le permette più di rinunciare al suo sogno e alla sua dignità. E restare lontani, forse, farà bene a entrambi. Mentre lei però cerca di ricominciare da zero, suo padre e Hardin inaspettatamente si avvicinano l'un l'altro. Che sia la prova che Hardin è cambiato e può diventare una persona migliore? O è soltanto una finzione? C'è ancora una speranza per loro? Tessa ci vuole credere e si getta ancora una volta a capofitto in questo tormentato rapporto. Tra lei e Hardin le cose sembrano andare meglio del solito e le notti sono più passionali che mai. Eppure chi le sta accanto è convinto che la loro storia entrerà presto in una nuova spirale distruttiva dalla quale Tessa non potrà uscire indenne. Per salvare la sua relazione dovrà lottare con tutta se stessa. Senza contare che il destino ha in serbo un colpo crudele che tirerà fuori il peggio di Hardin... Tessa riuscirà a dissipare le tenebre che Hardin ha in sé?

"Anime perdute" di Anna Todd, Sperling & Kupfer, 402 pagine. Traduzione di I. Katerinov


Recensione "Il ladro di voci" di Jacob Rubin

È raro che un uovo autore riesca a catturare l'attenzione dei lettori nel modo in cui c'è riuscito Jacob Rubin con il suo "Il ladro di voci" ("The Poser"). Ci riesce con lo spirito, l'immaginazione e la prosa tipica di alcuni scrittori classici, american e non. Il suo stile narrativo fa ben sperare per una nuova generazione di artisti, perché la storia ha un grande carattere e una spiccata profondità.
Il protagonista si chiama Giovanni Bernini ed è buffo, ma allo stesso tempo evocativo, che abbia utilizzato questo preciso cognome, che ricorda il celebre pittore e scultore Gian Lorenzo Bernini. Possiamo dire che (senza in alcun modo fare paragoni, ovviamente) entrambi dipingono e scolpiscono, l'uno personaggi e situazioni e anime e l'altro tele e statue e colonnati. Il Bernini di Rubin è un intrattenitore nato, sin dalla nascita fa performance casalinghe di fronte alla mamma e tra i banchi di scuola e si presenta come un anti-eroe nel senso più ampio del termine. È un imitatore, ma questa parola racchiude così poco del personaggio, la sua arte va al di là della semplice imitazione della voce o della postura di certi personaggi famosi, lui non imita attori o donne di spettacolo. Lui imita me, imita noi, lui è noi. È così umano che non riesce a esprimere la sua umanità, se non attraverso la sua arte.
Ma chi è realmente Giovanni Bernini? La sua trasformazione avviene quando conosce Lucy Starlight, una bellissima ed enigmatica cantante che lo infiamma dentro, infiamma le pagine e da quel punto in poi lui e il libro non sono più gli stessi. 
Jacob Rubin indaga nella psiche di Giovanni e, più specificatamente, ci mostra quali trappole e insidie ci metta di fronte la psiche umana. Andiamo alla ricerca, con Rubin, della voce interiore di Giovanni, vorremmo aiutarlo a trovare se stesso in mezzo a tutte quelle persone che spettacolo dopo spettacolo impersona sui palchi che lo hanno reso famoso, ma che lo ha portato inevitabilmente a interrogarsi sull'essenza del suo vero "io". Riuscirà Giovanni a ritrovarsi o a conoscersi per la prima volta?
Un romanzo d'esordio fresco e travolgente, una narrazione pulita che vorremmo trovare spesso negli autori delle nuove generazioni. Da leggere e da consigliare.

"Il ladro di voci" di Jacob Rubin, Edizioni Clichy, 256 pagine. Trad. di L. Taiuti

Recensione "Florence Gordon" di Brian Morton

In tanti hanno paragonato Florence Gordon, il romanzo di Brian Morton, alla cinematografia di Woody Allen, un po' per l'ambientazione newyorchese e un po' per l'humour che si respira nella grande mela ma anche nelle pellicole del regista. Ma questo romanzo va oltre, non possiamo etichettarlo così facilmente e qua stiamo parlando di letteratura e i criteri di valutazione devono, e sono, differenti, sebbene i livelli siano in entrambi i casi molto alti.
Innanzitutto possiamo dire cosa non è questo romanzo: non è una commedia su una tipica saga familiare, sebbene ne abbia alcuni elementi. Presenta sì le vicende di quattro protagonisti imparentati, ma le loro storie e vicissitudini scorrono su strade indipendenti, a volte incrociandosi ma evolvendosi in autonomia. I personaggi hanno una caratterizzazione molto accurata e questo è uno dei punti di forza del romanzo. Cominciando con Florence Gordon, scrittrice, saggista, donna che ha vissuto e combattuto le lotte degli anni settanta, che supera i settanta di età ma nella sua critica alle tecnologie moderne comunque utilizza il computer per scrivere. Testarda, caparbia, eccentrica, con la battuta acida sempre pronta ma mai superba, poco inclina ai rapporti interpersonali, Florence incarna un'eroina dei suoi tempi, la donna indipendente che non ha bisogno dell'uomo per sentirsi forte e non accetta di essere debole. Lei vorrebbe solo scrivere ed essere lasciata in pace, è esattamente il tipo di donna che vorresti come amica e nello stesso tempo non la vorresti come amica.
Poi troviamo il figlio Daniel, di professione poliziotto a Seattle che passa un po' di tempo a New York, uomo dal carattere molto differente dalla madre, pauroso di fronte alle difficoltà e a raccontare certe verità alla moglie Janice e alla figlia Emily. Quest'ultima instaura un rapporto personale con Florence, facendole da assistente ricercatrice, forse l'unica a vedere la vera donna dietro quella scorza dura che la riveste e protegge? In fondo è solo un'adolescente con tutti i turbamenti di quell'età, ma ha la capacità di relazionarsi con Florence in modi che nessuno della sua famiglia è mai riuscito prima. E Janice, psicologa, che idealizza Florence, si ritroverà invischiata un una situazione molto particolare che minaccerà il suo rapporto con Daniel. Come dicevo le vite dei protagonisti scorrono su binari differenti e spesso sperimentano e trasmettono al lettore un urgente e viscerale bisogno di condividere le loro esperienze l'uno con l'altro, essere rassicurati, aiutati, sopportati, ci riusciranno?
Morton riesce a trasmettere forte empatia al lettore, sebbene il romanzo sia narrato in terza persona riusciamo a identificarci con i protagonisti, a soffrire con loro, a incitarli, a volte a odiarli ma in un modo affettuoso. Malinconia, dolcezza, coraggio, sono alcuni dei sentimenti che quest'opera trasmette e ti trascina pagina dopo pagina fino alla fine. 

"Florence Gordon" di Brian Morton, Sonzogno, 317 pagine. Traduzione di M. Parolini

Recensione "Quando all'alba saremo vicini" di Kristin Harmel

Che cosa posso dire di Kristin Harmel, tranne il fatto che è proprio una brava scrittrice? È molto raro sentire una tale connessione con un libro, e questo è uno di quei casi.
Il personaggio principale, Kate, non ha vita facile. Soffre molto la tragedia e tristezza della perdita del marito, scomparso dieci anni prima. Come biasimarla. Ma non aspettatevi banali cliché sulla perdita, l'accettazione, e l'andare avanti. Harmel fa un grande lavoro mostrando come la vita disordinata può rivelarsi e come a volte, non importa quanto tempo è passato da una perdita enorme come quella di Kate, non è ancora possibile andare avanti nonostante ci si sforzi e si abbiano accanto persone disposte ad aiutarti. Questa storia è straziante a volte, soprattutto per chi ha perso qualcuno o che si era immaginato una vita diversa da quella che poi ha in realtà.
La parte migliore di questo libro, oltre all'osservare e sostenere virtualmente il viaggio di Kate ad accettare i suoi sogni - come una realtà alternativa di ciò che la sua vita avrebbe potuto essere e come un messaggio dal suo defunto marito - risulta essere quella relativa alla ricerca che Harmel ha sicuramente fatto, scrivendo il libro, per assicurarsi che la sua descrizione del Sistema di affidamento newyorkese fosse autentico. Traspare davvero molta autenticità nelle sue parole, non si è mai vittime di costruzioni noiose o banali, la narrazione scorre fluida e senza orpelli linguistici né tantomeno di scene strappalacrime. Ma ci si commuove ugualmente. Harmel ha fatto un gran lavoro per spiegare i processi dell'adozione, il modo in cui i genitori passano attraverso il loro essere accettati nel sistema, la paura e la voglia di conoscere i ragazzi che hanno bisogno di una casa, e la ricompensa che ne scaturisce nell'aiutarli a sentirsi parte di una nuova famiglia. Complimenti, Harmel si conferma una scrittrice coi fiocchi che non ha niente da invidiare a colleghi più blasonati.

"Quando all'alba saremo vicini" di Kristin Harmel, Garzanti libri, 332 pagine. Trad. di C. Marseguerra.

Recensione "Una serata con Audrey Hepburn" di Lucy Holliday

Da estimatore e appassionato e collezionista di tutto ciò che riguarda Audrey Hepburn quale sono, non potevo esimermi dall'acquistare questo libro.
Limmy Lomax, la protagonista di questo romanzo, è un'attrice, o per lo meno sua madre vuole assolutamente che lo diventi, ma all'ombra della sorella maggiore la quale è più bella e brava e interessante di lei. Una madre invadente che deve crescere da sola le figlie, dopo che il padre le ha abbandonate perché non aveva abbastanza tempo da dedicare al suo libro, sul quale lavora da anni...
Libby è tenera, dolce, una romanticona sognatrice ma allo stesso tempo una donna coi piedi per terra, magari un po' goffa alla Bridget Jones ma pur sempre una straordinaria figura femminile che cerca di essere la figura di riferimento - sano - della famiglia. L'autrice riesce a caratterizzarla in modo egregio, con uno stile frizzante e particolarmente incalzante, servendosi di dialoghi efficaci e situazioni, a volte, comiche e al limite del grottesco.
Un giorno Libby, nel suo mini appartamento, riceve una visita inaspettata. Ma non sarà un campanello ad annunciare quella presenza né tantomeno una telefonata, Audrey Hepburn in persona le appare nel salotto/cucina/ingresso/camera da letto e, sebbene l'attrice sia la sua eroina da sempre e ha sempre fantasticato di diventarle amica, non può che chiedersi se ha o meno un tumore al cervello per essere preda di quell'allucinazione. Comunque Libby sta al gioco e comincia una relazione con la Hepburn che si basa su consigli di moda, dritte sugli uomini, tagli di capelli, macchinette del caffè...
Il romanzo, inoltre, è ricco di personaggi secondari ben costruiti, oltre alla madre e alla sorella troviamo il suo migliore amico Ollie, il figlio del proprietario dell'appartamento Bogdan e il donnaiolo Dillon O'Hara, il celebre attore con il quale tutte le donne vorrebbero passare una notte insieme.
La magia che ruota attorno alle pagine di questo libro è coinvolgente e la presenza "in scena" della star di "Colazione da Tiffany" riesce a dare al romanzo quello spessore in più che merita. Un buon libro per coloro che amano il genere romance ma non solo, una lettura leggera che, pur non presentando particolari colpi di scena, mantiene un discreto ritmo dall’inizio alla fine.

"Una serata con Audrey Hepburn" di Lucy Holliday, Harlequin Mondadori, 336 pagine