22 -July -2019 - 03:13

Cerca


Inserisci la tua mail:

Delivered by FeedBurner

"Corpo grottesco" di Edoardo Balacchi

Non c'è niente di normale. Soprattutto quando l'apparenza deforma la quotidianità. La silloge di racconti Corpo grottesco, opera prima del giovane scrittore Edoardo Balacchi, è una celebrazione dell'assurdo, un'esaltazione della vita in ogni suo aspetto, anche grazie alla morte, una presa di coscienza ironica dell'irrazionalità del reale. Tra metamorfosi canine, amori adolescenziali proibiti dalla società benpensante, assassini senza scrupoli e fuori di testa, droghe allucinogene, cannibali da salotto televisivo, amanti di plastica, le vicende di tutti i giorni si spalancano su uno spettacolo delirante e contraddittorio, in cui anche i dettagli più inspiegabili sembrano intersecarsi perfettamente con ciò che viene abitualmente etichettato come normale. Cadono le barriere, il grottesco si mischia all'ordinario, i personaggi si muovono in un territorio che tende a esaltare le loro debolezze.

"Corpo grottesco" di Edoardo Balacchi, Giovane Holden Edizioni, 192 pagine

"Di sogni e di avventure" di Niccolò Gangi de Tierry

Racconti brevi da leggere tutto d'un fiato quando la realtà diventa un fardello un po' troppo pesante.

L'autore attinge al suo bagaglio di lettore onnivoro e critico e plasma una miscellanea di racconti eterogenei, quasi una sorta di sperimentazioni letterarie che vanno dalla fiaba allo stile epistolare. Una varietà che si riflette positivamente nell'approccio al testo il quale risulta frizzante, leggero e divertente. Una raccolta di racconti che può essere letta senza necessità di continuità, ma prendendone uno di qui, uno di lì, come capita, quando e come risulta più gradevole al lettore.

"Di sogni e di avventure" di Niccolò Gangi de Tierry, Giovane Holden Edizioni, 96 pagine

"La divisione dei ruoli" di Massimo Villivà

Nove racconti. Nove viaggi nell'inquietante mistero della vita.

Nove esperimenti di viaggio, diversi tra loro ma con una matrice in comune: quella crepa invisibile nel tessuto del mondo dalla quale sorge il mistero, l'incontro con il destino, il cambiamento, dove il tutto si delinea nella sua caleidoscopica realtà. Occorre solo lasciarsi andare al flusso delle cose, vedere dove ci portano queste correnti. Si passa dall'esplorazione di una crisi coniugale a un'immersione nella notte ctonia in cui la Grande Madre dominava il mondo, approdando a situazioni in cui tempo spazio e luoghi sembrano aver perso qualunque importanza. Si va dalla dolorosa iniziazione di un'adolescenza "normale", alla solitudine profonda di una giovane attrice porno. Si parte dall'ascesi spirituale di un'addetta alle pulizie di un bagno pubblico, passando alle memorie di un anonimo traghettatore di morti. Ci si tuffa nella mente di uno strano assassino in odore di santità, arrivando a toccare la crudele mancanza di amore che si cela dietro ogni mania di grandezza. Alla conclusione di questi strani viaggi, in cui reale e fantastico si mescolano senza più distinzioni, si arriva a una sola certezza: finché ci saranno storie da raccontare, tra uomo e mondo non sarà mai finita.

"La divisione dei ruoli" di Massimo Villivà, Giovane Holden Edizioni, 120 pagine

"Logastellus" di Maria Cristina Di Buduo

Sette racconti, un universo di storie e di parole.

Logastellus indica una persona il cui amore per le parole supera la conoscenza delle parole stesse. Termine che riassume in maniera quasi perfetta il senso della silloge di esordio di Maria Cristina Di Buduo, scrittrice che pare conversare con le sue storie, decantare e incantare i suoi personaggi. E con essi il lettore. Il fil rouge della silloge, composta da sette racconti, non sta nei temi affrontati o nel genere sperimentato, dunque, quanto piuttosto nella volontà dell'autrice di vestire i panni di una cantastorie, di un'affabulatrice d'altri tempi. Ed ecco allora improvvisati cacciatori di mostri, una giovane donna cerca di sfuggire al dolore e ritrovare la bussola nella sua vita, misteriosi omicidi compiuti da una creatura sovrannaturale in esecuzione della sentenza di un Giudice altrettanto sovrannaturale, il diario di un monaco che dà rifugio a una donna malata e senza memoria, il mistero di cadaveri prosciugati, una donna che esce illesa da un massacro e ripercorre gli eventi che l'hanno portata a una strana alleanza. E, infine, un racconto profeticamente intitolato "La Musa" in cui l'autrice cerca di dare una risposta all'annosa domanda che molti artisti si sentono fare: da dove prendete l'ispirazione?

"Logastellus" di Maria Cristina Di Buduo, Giovane Holden Edizioni, 128 pagine

"Una rosa gialla di carta" di Claudia Grande

Dieci racconti, dieci protagonisti senza nome. Perché a fare di te ciò che sei sono le tue azioni.

Una silloge di racconti che segna il felice esordio di una giovane scrittrice. Dieci racconti medio-brevi, ben costruiti, caratterizzati da un'attenta analisi della psicologia dei personaggi i quali assumono significato esclusivamente in virtù delle loro azioni, motivo per cui alcuno di essi è raccontato con un nome e un cognome. Una scelta stilistica che offre uno spaccato narrativo assolutamente originale in quanto permette al Lettore un processo, intimo e misterico, di immedesimazione. Una ragazza, da sola, il giorno del proprio compleanno prende un treno per Bologna e riflette sul suo futuro. Un uomo incapace di realizzarsi, vittima e complice del proprio fallimento. Un giovane alle prese con un forte vuoto interiore. Un uomo passeggiando per Roma di notte affronta un incubo che lo tormenta da sempre. Una ragazza navigando in internet riflette sulla fragilità dei rapporti umani e sull'amore. Un uomo ripensa all'incontro con una donna bellissima che avrebbe potuto cambiare il corso della sua vita. Una giovane cerca di risvegliare l'attenzione del suo ex su Facebook. Una ragazza seduta al tavolino di un bar osserva il mondo attorno a sé. E ancora il racconto che dà il titolo alla raccolta e che si rifà a una poesia di Ginsberg: una ragazza riprende in mano la propria vita e si apre alla speranza del domani. Claudia Grande dipinge le incertezze, le paure, la solitudine i desideri, la voglia di rinascere a se stessi, l'amore e i suoi affanni.

"Una rosa gialla di carta" di Claudia Grande, Giovane Holden Edizioni, 88 pagine

"Sulla via del Totem" di Grete Poz

Un percorso esistenziale, tra reale e surreale, alla ricerca del proprio destino.

La protagonista e autrice di questa silloge di racconti decide di darsi il nome di Ederlezi sul volo che la porta in Brasile quando il suo iPod si blocca inavvertitamente sulla canzone popolare in lingua romaní arrangiata da Goran Bregovi? e intitolata appunto "Ederlezi". Il termine, che deriva probabilmente dalla parola turca Hidirellez, indica la rinascita della natura e il ritorno della primavera e in un certo senso la giovane donna rinasce a se stessa sospinta da un'energia che via via si autoalimenta ma che le appare indefinita, enigmatica. L'impatto con lo straordinario e variegato scenario naturale del nord est brasiliano la sospende in una dimensione liminale, dominata da percezioni e credenze: un confine tra il reale e il surreale. Un reale che supera se stesso nell'efferata concretezza della povertà e della criminalità della società brasiliana. Annota dialoghi, canzoni, modi di dire. Incontra donne, uomini, bambini che lasceranno un segno nella sua vita, per la loro peculiare capacità di cogliere l'epifania delle cose e del mondo. La vita insieme a loro, nel loro naturale rapporto con l'Altrove, induce il realismo crudo all'osmosi con un realismo magico rendendoli due aspetti complementari e inscindibili nella narrazione dell'autrice. La quale, alla fine del percorso, scoprirà che c'è qualcosa che non può più negare a se stessa, ritrovandosi sulla via del proprio destino.

"Sulla via del Totem" di Grete Poz, Giovane Holden Edizioni, 80 pagine