18 -June -2019 - 00:40

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"Due righe di blu all'orizzonte" di Pierluigi Aristei

Estate. Un’estate, intesa non soltanto come condizione atmosferica, ma anche come tempo di riposo, di svago, di pause concesse. È come se nello smettere i panni di un quotidiano frenetico, per qualcuno un ritaglio stagionale, per altri un ritaglio di vita, i personaggi, dei dodici racconti brevi che compongono la raccolta, diano il meglio di sé. Un darsi in libertà, di cui lo scrittore sembra quasi approfittarne. E approfittandone, lo racconta, lo osserva. Di più. Può notarsi, anche, nella trama narrativa, una dicotomia costante tra aspirazione (sensazione di ritrovarsi in una sorta di tempo appeso, quasi onirico) e realtà effettuale che tiene il lettore agganciato all’attualità. Tale dicotomia nulla toglie a un richiamo al cambiamento che al contrario vuole farsi concreto. Nell’ultimo racconto, sì come alla fine di una vera stagione che tutto di sé ha già dato, l’Autore concentra la sua attenzione su una striscia blu che appare all’orizzonte: un blu che avanza, poco, ma comunque uno spiraglio. E di nuovo, un pretesto al sogno, nell’attesa, magari, di farlo proprio a breve, nel viverlo appieno. Un sentirsi già altrove ancor prima del cambiamento. Ancor prima che arrivi. Quando arriverà, se arriverà, anticipato magari da un vento improvviso.
Una raccolta di racconti che pare un’ipnosi ad andamento lento.
Un’anatomia della fragilità dell’esistenza, implacabile.
 
[…] chiesi un caffè. Cominciò a piovere. Pioggia vera. Ma quella striscia di blu all’orizzonte, che il signore della sdraio aveva chiamato ottobre, si avvicinava a vista d’occhio. Il rumore della pioggia sul vetro, rivoli d’acqua scomposti che vi scivolavano sopra, ora interrompendosi, ora riprendendo a scorrere. Scrissi due righe. In blu.

"Due righe di blu all'orizzonte" di Pierluigi Aristei, Giovane Holden Edizioni, 72 pagine